Sulla piccola isola di Dieci, all’inizio degli anni Sessanta, non arrivano neanche gli echi del boom economico che ha iniziato a cambiare faccia all’Italia. Franco e Marcello trascorrono l’ultima estate prima dell’inizio dell’età adulta, e di un destino che per loro sembra segnato ancor prima di nascere e li vedrà pescatori. Ma la loro vita viene stravolta dall’arrivo di una troupe cinematografica capeggiata dal regista Augusto Compagnoli, voce tra le più autentiche del neorealismo ormai in declino e dedito all’alcool, e di sua figlia Claretta, adolescente irrequieta in fuga dalla vita cittadina.

“Oggi inizia la stagione delle Cernie ma a noi ci ha aizato Aucelluzz’ che alluccava fuori casa nostra. E un po’ di tempo, ormai, che Zenobia riceve molte lettere. Gli dà una scorsa veloce e poi se le infila sotto al vestito quasi a sperare che così scompaiono. Capire cosa dicono le lettere è un ass’ e mazz’, ogni tanto la trovo curva a borbottare su un dizionario di latino. Tuttavia, per quanto la Compagnia Assicurativa si esprima in modo complicato e tecnologico, dalle jastemme di Zenobia si capisce tutto… In poche parole: stiamo inguaiati.
I terreni non cacciano più neanche mezza rapa e Zenobia ha chiesto un rimborso a questi dell’Assicurazione agricola. Lei dice che è colpa delle antenne della televisione che hanno montato a Dieci. Per quelli, invece, il terreno è secco perché nessuno lo lavora più (e tengono ragione). I contadini hanno buttato la zappa e sono andati in città, per lo sfaccimma di “Boom” economico. Ovunque si sta meglio che a Dieci appresso ai campi e alle reti da pesca. Ci tocca andare a faticare. Per Marcello è l’anelato preludio di una fine auspicabile, per me e l’evaporazione di ogni flebile sogno di resurrezione, un’oscura prospettiva..”

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