“Cade lenta la mia foglia numero 8236. La brezza leggera che viene dal mare la solleva per poi farla scendere in una piccola spirale verso terra. Dopo capriole su capriole, alla fine del suo volo, si appoggia sul braccio di Ilyas. Così l’ho sentito chiamare, quel ragazzino di neanche undici anni. Elia, come il profeta.” A parlare è il sicomoro, un albero antico di Gaza. Da quando ha messo le sue radici, ha visto uomini e donne in viaggio, fughe, guerre e migrazioni. Ha imparato a conoscere le lingue degli umani, a tradurre le loro parole e a
sentire i loro brividi sulla corteccia. Ai piedi dell’albero c’è il bambino. È solo e stanco, arriva dal nord della Striscia di Gaza e sta scappando. L’albero gli racconta una lunga storia fatta di viaggiatori, carovane, profeti, mercanti e popoli che nei secoli hanno attraversato Gaza, crocevia tra Africa, Asia ed Europa. Dai Magi diretti a Betlemme, alla forza di Sansone che secondo la Bibbia portò via le porte della città di Gaza, alle carovane della Via dell’Incenso che arrivavano al porto cariche di spezie e profumi. E poi il passaggio delle due giraffe portate dall’Etiopia come dono per l’imperatore di Costantinopoli. Fino ad arrivare al presente, al genocidio e alla distruzione di Gaza. Il sicomoro ha visto tutto perchè è sempre stato lì e custodisce la memoria di questa terra e delle persone che l’hanno abitata. Perché le storie non scompaiono con le macerie: restano nelle radici, nelle parole e negli occhi di chi le ascolta. E finché qualcuno continuerà a raccontarle, e finché un bambino riuscirà a mettersi in salvo, Gaza non sarà mai davvero cancellata. Con un apparato di informazioni storiche.



Dom 28 Giugno 2026 – Orario: 18:30 - 19:30 – Luogo: FanoMediateca Montanari Memo

PAOLA CARIDI, “La voce di Gaza” (Feltrinelli)
Conversano con Marco Labbate (Storico, Iscop Pesaro)



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