Laura Bellinato Passaggi festival

Nella mattinata di venerdì 26 giugno 2026 presso Bon Bon Art Cafè è proseguito Passaggi Festival con l’incontro della rassegna “Buongiorno Passaggi. Libri a colazione“. Protagonista dell’incontro è stata Laura Bellinato, co-autrice insieme a Silvia Ferrara del libro “Il profumo degli dei”, edito da Il mulino. L‘autrice ha conversato con Luca Cecchini, docente di Lettere

Una Nuova Prospettiva sulla Civiltà Micenea: L’Identità Culturale del Profumo

 

Questo volume nasce con l’obiettivo di scardinare i vecchi paradigmi e di guardare alla civiltà micenea attraverso una lente del tutto inedita. A differenza della profumeria contemporanea, che si fonda principalmente sull’utilizzo di basi alcoliche, la Grecia micenea scelse consapevolmente l’olio d’oliva come veicolo per le proprie fragranze. Sebbene le scoperte archeologiche a Cipro dimostrino che la tecnica della distillazione fosse già nota all’epoca, smentendo l’archetipo storico che ne attribuisce l’invenzione esclusiva al mondo arabo, i Micenei decisero deliberatamente di non adottarla. Eleggere l’oliva a base della propria profumeria significava promuovere un’identità commerciale e culturale unica, un vero e proprio “marchio di fabbrica” che non aveva eguali nel resto del bacino del Mediterraneo.

 

Il Ruolo di Cipro e l’Enigma dell’Economia Micenea

 

Le dinamiche commerciali micenee conservano ancora un alone di mistero. Se da un lato i testi in lineare B rinvenuti nelle tavolette d’argilla non menzionano esplicitamente le rotte e gli scambi commerciali, dall’altro i reperti archeologici testimoniano una diffusione capillare di beni micenei in tutto il Mediterraneo. In questo scenario, l’isola di Cipro, assunse un ruolo di fondamentale snodo strategico e culturale. Cipro non si limitava solamente ad importare ed esportare il prodotto miceneo, ma agiva anche come mediatore culturale, insegnando alle altre popolazioni come utilizzarlo secondo il proprio costume. Il ritrovamento di vasi micenei con iscrizioni in sillabario cipro-minoico conferma lo stretto legame e la profonda interazione tra queste due realtà commerciali

 

I Profumieri Micenei: ceo dell’Antichità

 

L’analisi delle tavolette d’argilla, le quali venivano conservate nei palazzi per un periodo di tempo limitato per monitorare la produzione corrente, rivela l’esistenza di un’industria su larghissima scala. I profumieri micenei possono essere paragonati a moderni CEO: gestivano un ampio numero di dipendenti e coordinavano la produzione di volumi impressionanti, stimati intorno agli ottomila litri di profumo certificato nell’arco del ciclo amministrativo. Questi professionisti godevano di uno status sociale elevato, possedevano terreni propri e ricoprivano ruoli di rilievo all’interno della struttura palaziale. È altamente probabile che la produzione di unguenti non fosse la loro unica occupazione, ma che si inserisse in un quadro più ampio di gestione economica e politica della società

 

 

Antropologia del Profumo: Purificazione, Genesi e Miasma

 

Il profumo nell’universo miceneo rivestiva una importantissima funzione sacrale e sociale, legata a doppio filo al concetto di miasma (cioè la contaminazione rituale). L’olio profumato era lo strumento primario per eliminare l’impurità. Un esempio lampante si ritrova nel rituale della nascita: l’atto di dare alla luce un figlio era percepito come un momento di contaminazione, quasi un atto di hybris (tracotanza) in cui la donna si spingeva troppo vicino alla potenza creatrice degli dei. Per ristabilire l’equilibrio, il neonato veniva immediatamente ripulito, purificato, unto con l’olio e accolto nella casa. Al contrario, la madre doveva affrontare un periodo di isolamento prima di poter essere riammessa nella comunità. L’unto profumato aveva dunque una doppia valenza: detergere l’esterno del corpo e purificare l’essenza interiore dell’individuo

 

Scienza, Cosmesi e Rituali Funebri

 

L’uso degli unguenti rispondeva anche a criteri rigorosi, quasi scientifici: esistevano formule ed oli specifici per ogni diversa pratica, medica, cosmetica o rituale. Nel quotidiano, l’olio profumato veniva applicato anche sui tessuti, in particolare sul lino: l’essenza non solo profumava la pelle, ma impregnava ed impreziosiva l’abito stesso, conferendogli lucentezza e prestigio. La cura del corpo tramite l’olio si estendeva oltre la vita. Nelle pratiche funerarie, prima che le ossa del defunto venissero deposte nell’urna, venivano accuratamente deterse ed unte. L’olio e il profumo rappresentavano l’essenza stessa della vita e della preservazione, contrapponendosi radicalmente al concetto di decomposizione e di morte

 

La Metafora Omerica: il contrasto tra vita e morte nell’Iliade

 

Questa dicotomia culturale trova un parallelo perfetto nell’Iliade di Omero, nell’episodio che descrie i funerali di Patroclo. Achille, sopraffatto dal dolore, compie un gesto distruttivo gettandosi addosso la cenere. Si delinea così un netto contrasto antropologico: la cenere per i vivi che piangono, l’olio profumato per i morti che vengono onorati. Ciò che è profumato evoca la vitalità, l’ordine e il legame con il divino; ciò che puzza o evoca la decomposizione rappresenta la fine di tutto. Cospargendosi di cenere, Achille compie un suicidio simbolico: rinuncia ai piaceri e ai doveri della vita a causa della perdita dell’amico fraterno. Il suo corpo continua a muoversi, ma la sua anima, rifiutando la cura e il profumo della vita, è già idealmente scesa nell’Ade.

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