Accolta da un clamoroso applauso, Deborah Compagnoni è stata la protagonista di Piazza XX settembre la sera del 28 giugno.
In questa occasione, conversando con il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, la vincitrice di tre ori olimpici ha presentato a Passaggi Festival, nell’ambito della rassegna Libri in Piazza, il suo nuovo libro Una ragazza di montagna. Storie di un’infanzia felice tra neve, prati e avventure, edizione Mondadori Electa.
Siamo la memoria che viviamo
L’infanzia è stata per Deborah Compagnoni una fase della vita molto formativa. Vivendo in un ambiente montano, sin da piccola ha avuto modo di dare ascolto alla sua curiosità, alla sua voglia di scoprire in maniera libera e spensierata.
Una ragazza di montagna. Storie di un’infanzia felice tra neve, prati e avventure è un libro autobiografico diviso in venti capitoli, ognuno narrato in prima persona al presente. Ciò conferisce al libro semplicità e genuinità, e permette a un lettore di qualsiasi età di immedesimarsi in quel periodo, che tutti rimpiangiamo e ricordiamo con nostalgia.
Il libro racconta episodi, accaduti realmente, della vita di Deborah Compagnoni: “tutti vogliamo leggere la verità su qualcuno”, ha affermato l’autrice.
La gioia della conquista
Il carattere pacato della sciatrice le ha permesso, durante la sua carriera di atleta, di vivere le gare con meno tensione rispetto a compagne e avversarie. Ha raccontato che l’emozione della vittoria arrivava solo dopo: percepiva la gioia del podio e il calore del pubblico, ma nel momento della gara tutto le sembrava “semplice”.
Deborah Compagnoni ricorda ancora con emozione la sua prima vittoria olimpica, un momento impossibile da dimenticare: Albertville, 1992. Dopo aver vinto la Coppa del Mondo, era insolitamente tesa e pensò di non partecipare. Ma ci riuscì: vinse l’oro nel supergigante. Il giorno seguente, però, durante lo slalom gigante, subì un grave infortunio al ginocchio destro.
La fatica di rialzarsi
L’incidente del ginocchio destro fu per Deborah Compagnoni un’immensa preoccupazione. All’età di soli 21 anni, temeva che la sua grande passione fosse già giunta al termine. Ci aveva dedicato così tanto tempo, aveva fatto così tanti sacrifici, che non poteva lasciare andare lo sci alpino, la sua bellissima squadra e i suoi allenatori. Per questo motivo, Deborah imparò a rialzarsi, a insistere per continuare a vivere il suo sogno. La forza, ha dichiarato Compagnoni, l’ha trovata nel sostegno della sua famiglia e nel contatto con la natura. Le vittorie più belle, ha continuato, sono quelle venute dopo il primo incidente.
Un nuovo ruolo da protagonista: portavoce dei valori olimpici
Il termine “Ambassador Milano Cortina” si riferisce a persone o entità che rappresentano i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, promuovendo l’evento e i suoi valori, con il fine di avvicinare l’Italia e il mondo ai Giochi attraverso diverse iniziative. Tra queste persone c’è anche Deborah Compagnoni.
Questo ruolo è per lei una grande responsabilità: non solo quella di rappresentare gli atleti, ma anche quella di trasmettere i valori olimpici e gli obiettivi delle Olimpiadi.
È una posizione di cui Deborah è molto grata perché lei ammira la forza con la quale si è consolidato il rapporto tra Olimpiadi e Paralimpiadi negli ultimi anni: “Non era così sentito come ora al mio tempo” ha affermato.
Lo sport non è un passatempo
Naturalmente, durante la presentazione di Una ragazza di montagna c’è stato spazio per una riflessione riguardante il mondo dello sport in Italia, soprattutto a livello giovanile.
Sin da piccoli, i bambini si muovono molto: corrono, saltano, cadono, rotolano. Secondo Deborah Compagnoni, però, si tende a tenerli sempre più fermi, sempre più seduti. È come se non fossero più lasciati alle proprie esperienze, e questo comporta una minore libertà e indipendenza.
Nelle scuole, per esempio, si promette spesso di lasciare un maggiore spazio allo sport, che però è in realtà sempre messo da parte. È un peccato perché tramite la scuola, tutti avrebbero la possibilità di provare sport che, per motivi economici, logistici o organizzativi non potrebbero praticare al di fuori delle iniziative scolastiche.
Mare o montagna?
Una domanda inevitabile, a cui nemmeno il direttore di Rai Sport ha saputo resistere.
Partendo dal presupposto che Deborah Compagnoni ama così tanto il posto dove vive che non sente il bisogno di lasciarlo per andare in vacanza, quando ha il desiderio di muoversi fa trekking, al mare ma soprattutto in montagna.
La montagna per Deborah è, oltre la natura e il paesaggio mozzafiato che si può ammirare solo in un ambiente simile, il silenzio, un luogo dove “si riesce ad apprezzare tutto”. È un posto che le trasmette tanta energia e tanta motivazione, ma che purtroppo sta perdendo la sua magia: il fenomeno dell’over tourism, infatti, ha creato un modo poco adeguato di vivere la montagna.
