“Prima di tutto sono un batterista. Poi sono altre cose. Non ho mai suonato la batteria per fare soldi. Ho suonato la batteria perché la amo e la amavo. La mia anima è quella di un batterista” – Ringo Starr
Anche se non è la prima volta, Italia compresa, che viene dedicato un libro interamente alla figura meno celebrata dei quattro musicisti rock che hanno cambiato per sempre il ventesimo secolo, forse mai si è dato davvero risalto al suo essere batterista. Diciamo “essere batterista” e non “suonare la batteria” non a caso: più di ogni altra cosa, Ringo ha incarnato – e incarna tuttora (vedi il suo recentissimo e miracoloso ritorno discografico alla bella età di 84 anni, Look Up, sotto l’egida di T-Bone Burnett) – un archetipo, un modello per chiunque decida di sedersi dietro le pelli ancorché imbracciare una chitarra.
È grazie a lui che nasce il batterista rock, membro di un gruppo alla pari e non comprimario sullo sfondo, parte di un ingranaggio perfetto e non mero timekeeper. Il tutto esibendo uno stile personalissimo, che risponde a una precisa filosofia di intendere il proprio strumento: agire per sottrazione, riempiendo gli spazi soltanto quando necessario, con inventiva e gusto, sempre al servizio dell’arrangiamento e con un senso del tempo impeccabile.
Non è dunque casuale che questo libro abbia come autore proprio un batterista: prima ancora di essere un valido e prolifico giornalista, blogger, scrittore e divulgatore (nonché mod e sincero appassionato ed esperto di tutte le cose Beatles), Antonio Bacciocchi è il cuore pulsante dei veterani Not Moving, che accompagna da più di quattro decenni nelle loro diverse incarnazioni.
Come da titolo, Ringo Starr, batterista ha per argomento principale il drumming di Richard Starkey, nei suoi aspetti più tecnici e da insider: in pratica tutto quanto è stato registrato dai Fab Four – e anche, grossomodo, tutto il resto su cui il protagonista del volume ha messo le man.. pardon, le bacchette – è analizzato a fondo, anno per anno, disco per disco, singolo per singolo, fill per fill (non temete: a chiarire la terminologia c’è un utile glossario in calce) fino ai giorni nostri, con dovizia di particolari.
Mosso da un’innegabile passione per la materia, l’autore riesce ad essere al contempo tecnicamente esaustivo e divulgativo, dilungandosi in particolari solo quando è essenziale e non risparmiando, quando serve, qualche giudizio spietato (vedi l’intera operazione Now & Then, o molti capitoli della lunga vicenda da solista), argomentando sempre in modo garbato e competente. Non riveliamo altro per non togliere il piacere della lettura, che è agile, veloce e ricca di curiosità, oltre che davvero esaustiva (una sezione è dedicata perfino ai modelli di batteria suonati nel tempo).
Chiaramente, il target del libro non si limita agli studiosi e appassionati dello strumento ma si estende a chiunque voglia saperne di più su Ringo, in generale; in tal senso, piace la scelta di soffermarsi maggiormente sulla personalità dell’uomo in sé, dando risalto ad interviste e dichiarazioni in prima persona piuttosto che snocciolare e sciorinare dati biografici ed aneddoti ampiamente conosciuti e diffusi da decenni; viene fuori un ritratto completo, a volte in chiaroscuro, senza nascondere i momenti più bui tanto dal punto di vista professionale che umano (lo scioglimento, l’alcolismo, i numerosi tonfi discografici, la scomparsa degli amici e delle persone care), ma senz’altro sincero.
Piace anche l’impostazione “a tesi”, con molti interventi e citazioni altrui volte a confutare la vulgata, diffusa per decenni, riguardo lo scarso valore del Nostro come musicista – anche se leggere quanto scritto o detto da detrattori come Lester Bangs, Quincy Jones, Buddy Rich e Bernard Purdie risulta sempre più divertente delle pur ottime, esaustive e vivaddio necessarie pagine di lodi, analisi e riconoscimenti del genio batteristico di Starr da parte di numerosi colleghi (e non).
D’altronde, così come è da tempo assodato che si sia trattato di una delle figure più misinterpretate della storia del rock, soprattutto dal punto di vista tecnico innovativo, è altrettanto assodato come invece adesso la marea sia cambiata: basta farsi un giro su Instagram o Tik Tok per vedere quanti giovani batteristi cerchino di replicare le sue partiture. Se volete sapere perché, questo libro è la lettura che ci vuole. All you need is Ringo.
