sostiene pereira

Siamo a Lisbona nell’estate del 1938. La città sfavilla e si perde nella calura di un giorno estivo come tanti altri. Pereira nel suo angusto ufficio di Rua Rodrigo da Fonseca pensa alla morte. Gli è stato da poco affidato il compito di occuparsi della sezione culturale del “Lisboa”, un mediocre giornale del pomeriggio, e lui pensa alla morte. Perché lo fa? Questo Pereira non può dirlo con certezza.

Un incontro inaspettato

Così Antonio Tabucchi ci presenta il protagonista del romanzo “Sostiene Pereira”, edito nel 1994 da Feltrinelli, vincitore del Premio Campiello e del Premio Viareggio (nel 1995 diventerà un film firmato dal regista Roberto Faenza, con Marcello Mastroianni nel ruolo del protagonista).

Un uomo ormai solo, rimasto vedovo qualche anno prima, non propriamente in salute e ossessionato dall’idea della resurrezione della carne. Perché mai, si chiede Pereira, tutta quella ciccia che tanto lo fa soffrire in vita, dovrebbe seguirlo anche dopo la morte?

Un uomo che si sente cattolico a tratti e che proprio in uno di questi momenti di frenesia religiosa, si imbatte per caso in un articolo sulla morte, un pezzo di una tesi di laurea scritta da un certo Francesco Monteiro Rossi.
Incuriosito dalla lettura, Pereira contatta il giovane e da questo incontro tra due personalità’ così diverse, tra due pensieri opposti, nasce un’intricata vicenda che avrà importanti risvolti politici, ma soprattutto psicologici, che porteranno Pereira a destarsi dal torpore in cui era piombato.

Il coraggio e il viaggio di Pereira

Quella di Tabucchi è la storia di un amore riscoperto nel tempo, di un amore per i propri amici, per il proprio paese vittima di un regime totalitario come quello di Salazar. È la storia di un’amicizia improbabile, di due persone che decidono di conoscersi passo dopo passo, gradualmente sempre più coscienti di quanto si stia rivelando pericolosa la situazione per loro.

Abusi di potere

La coscienza di Pereira viene dapprima messa in subbuglio quando si viene a sapere che la polizia ha ucciso un carrettiere che riforniva i mercati e che era socialista. Ma il “Lisboa” non aveva avuto il coraggio di dare la notizia: come puoi scrivere su un giornale che un carrettiere socialista era stato pubblicamente massacrato e aveva cosparso di sangue tutti i suoi meloni? Da qua comincia il viaggio del protagonista, alla riscoperta di sé e di chi gli sta accanto. Perché non si può vivere con la paura di essere eliminati dalla polizia per strada e non si può nemmeno vivere con la consapevolezza di assistere attoniti e impotenti allo sfacelo graduale del proprio paese, della propria città.

La forza di ribellarsi

Tabucchi ci prende per mano e ci porta alla scoperta di Lisbona e del Portogallo negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale (nel quale il paese non entrò, restando neutrale). Il lettore non può non essere travolto dal vortice emotivo che permea l’intera vicenda. Passo dopo passo ci si ritrova ad immedesimarsi nella figura di Pereira, fino ad arrivare alla conclusione del romanzo dove (niente spoiler, giuro!) si assiste ad un atto di ribellione del protagonista, tanto ardito quanto inaspettato.
Insomma, la bellezza della scrittura di Tabucchi sta tutta qua: nell’instaurare un legame inscindibile con il lettore e nel guidarlo alla scoperta dei meandri psicologici di un personaggio solo apparentemente semplice.


Titolo: Sostiene Pereira. Una testimonianza
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Universale Economica Feltrinelli
ISBN: 9788807892158
Pagine: 128
Prezzo cartaceo: 9,50 euro
Prezzo digitale: 6,99 euro
Pubblicazione: 2019


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