In Piazza XX Settembre, ilPremio giornalistico Andrea Barbatodella tredicesima edizione diPassaggi Festivalviene conferito adAgnese Pini, direttrice delQuotidiano Nazionale.L’ospite presenta il suo libroLa verità è un fuoco, edito daGarzanti,conversando con la giornalistaGiulia Carla de Carlo. Prendono parte alla cerimonia di premiazioneLucia Tarsi, assessore alla Cultura del Comune di Fano, e l’attriceIvana Monti, coniuge del grande giornalista a cui il riconoscimento è intitolato.
Dalla verità all’amore: il vero fulcro del racconto
Seppure il tema centrale diLa verità è un fuoco, come sottolinea De Carlo, sia la ricerca dellaverità, il libro in realtà parla diamore, nella misura in cui racconta di un ritorno dell’autrice a sé stessa, di una ricerca mossa esclusivamente dal desiderio d’amore.
La rivelazione
A 13 anni,Agnese Piniviene a scoprire che suo padre aveva avuto una vita precedente a quella che lei conosceva: era stato unsacerdote. La scoperta avviene per caso, a causa di un vecchio album fotografico nascosto in un cassetto. È in quel momento che, secondo l’autrice, la sua infanzia finisce ed inizia, invece, una fase di maturazione; scatta in lei la consapevolezza dell’esistenza di unpassatodi cui non era a conoscenza e dunque, inevitabilmente, anche di un futuro. È questo il preciso istante in cui termina per lei l’eterno presente dell’infanzia.
La reazione del padre: il volto nudo dell’umanità
Inizialmente, di fronte ad una scoperta così sconvolgente, l’autrice, ancora ragazza, si convince di non essere l’unica a non conoscere laveritàe dunque scatta in lei il desiderio diapprofondire, indagare e sviscerare ogni aspetto di quella rivelazione. Dapprima, si rivolge a sua madre, ma quando comprende che lei sapeva già tutto, non le resta che confrontarsi con ilpadre; davanti alle domande della figlia, quest’ultimo cambia improvvisamente espressione: è teso, sul punto di piangere; non ha, insomma, il volto di un genitore, ma di unessere umano. Questa capacità di suo padre di mettersi a nudo di fronte a lei ha rappresentato, a detta dell’autrice, un’importante lezione di amore e umanità.
Scrivere per comprendere
L’esigenza di scrivere il libro, a 26 anni da questi avvenimenti, nasce pertanto dall’esigenza di portare a termine laricercadella verità: lo scopo dell’autrice non è quello di raccontare la storia di un giovane sacerdote che si innamora di una donna ecambia vitapur di sposarla, ma di approfondire il rapporto con i suoi stessi genitori e di rispondere a diversiinterrogativiche si era posta da tempo. Ad esempio, cosa aveva spinto suo padre e sua madre a lasciare tutto? Cosa ha significato, per loro, custodire una verità così scomoda?
La ricerca della verità
Per portare a termine questa complicata indagine, che per l’autrice è, in fondo, una ricerca della sua stessaidentità, Agnese si documenta, chiede aiuto a diverse persone, nei contesti più disparati, tra cui, ovviamente, quello del clero. Tuttavia, non riesce a iniziare il libro, ma soprattutto non riesce a parlare con i suoigenitori, non riesce a manifestare al padre la sua intenzione di scrivere unmemoirche parli della sua storia. Infine, l’autrice riesce a trovare la forza solo dopo il confronto con unopsicoterapeuta, il Dottor F., il quale le consiglia semplicemente di prendere tempo con la casa editrice per risolvere il problema.
L’amore come unica risposta
Solo allora, l’autrice capisce che larispostaad ogni sua domanda èunivocaed è sempre stata davanti ai suoi occhi: la forza che aveva spinto i suoi genitori a prendere determinate scelte, ad infrangere le regole e le convenzioni sociali precostituite, è tanto semplice quanto dirompente e risponde al nome diamore.
Il confronto con il padre
Finalmente, poi, l’autrice riesce a rivelale al padre le sue intenzioni, ma solo perché è lui stesso a menzionare, involontariamente, l’argomento: di ritorno da un lungo viaggio, egli percepisce che la figlia è tesa, verosimilmente per questioni lavorative, e dunque le consiglia di non sentirsi troppa pressione per la stesura del suo nuovo libro. A quel punto, Agnese non ha più scelta, deveconfessareal padre i suoi propositi.
Scrivere per comprendere ciò che la società non spiega più
L’autrice riconduce infine la sua scelta del genere delmemoire, più in generale, la grande diffusione di esso nel panorama editoriale contemporaneo allecircostanze sociali: fino al secolo scorso, infatti, era possibile trovare la risposta alle proprie domande, anche alle più profonde, nelleistituzioniche convogliavano le masse, come la Chiesa o i grandi partiti politici; oggi, questo non è più possibile. Pertanto, la forma del memoir rappresenta un’opportunità diconfrontarsicon i propri dubbi, le proprie incertezze e le proprie domande, con lo scopo di trovare una risposta non nella società, ma attraverso l’introspezione.
