Arturo Scotto Passaggi Festival

Ieri sera, sabato 27 giugno, il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto ha raccontato al pubblico di Passaggi festival il suo viaggio verso Gaza con la Global Sumud Flotilla, presentando il suo libro Flotilla. In viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta (Giunti). A dialogare con lui sul palco di Piazza Marcolini c’era Andrea Bocchini, giornalista del Corriere della Sera.

 

Si salpa verso Gaza

Ad agosto dello scorso anno l’Ong Music for Peace ha proposto ad Arturo Scotto di imbarcarsi su una delle quarantacinque navi della Global Sumud Flotilla per portare aiuti umanitari a Gaza insieme a centinaia di attivisti da tutto il mondo. Il deputato era già stato in Palestina sette volte, tre dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. In questi viaggi aveva capito cosa significa usare la fame come arma di guerra, aveva visto alimenti, farmaci e macchinari salvavita bloccati fuori dai confini della Striscia di Gaza e un popolo abbandonato in un luogo definito da Amnesty International, già prima del 2023, uno dei più inabitabili del mondo. Così, dopo qualche dubbio iniziale fondato sulla consapevolezza che la missione sarebbe stata bloccata dalle forze israeliane e dal timore di attribuire all’iniziativa civile un connotato politico, Artuto Scotto ha deciso di partire.

 

Il racconto di Arturo Scotto

Le vicende che hanno riguardato il viaggio della Global Sumud Flotilla sono note al pubblico. La missione è partita da Genova a settembre 2025, dopo un attacco da parte di droni è stata scortata da navi inviate dal governo italiano e da altri Paesi europei ed è stata, infine, bloccata dalle forze israeliane prima di avvicinarsi alle acque palestinesi. L’esercito israeliano ha arrestato attivisti e parlamentari e dopo un giorno di detenzione li ha espulsi. Dal racconto di Arturo Scotto sono emersi, però, anche aspetti meno noti e più personali della spedizione: la commozione di fronte alla solidarietà dimostrata dal popolo italiano nei giorni prima della partenza, quando a Genova sono state raccolte oltre 500 tonnellate di cibo, acqua e medicinali da portare in Palestina; l’urgenza di preservare la missione della Flotilla, da sempre dichiaratamente pacifica e non violenta, dai tentativi di minimizzazione e criminalizzazione; l’impulso verso l’umanità, la spinta e la voglia di dare ad un popolo che non conta nulla il diritto di autodeterminarsi, di scegliere da chi essere governato, di avere una patria.

 

I veri timori durante il viaggio

L’autore ha raccontato che nel corso del viaggio solo una volta ha percepito di essere in pericolo. Le barche della Global Sumud Flotilla sono state accompagnate per giorni da droni. Una notte, quando si trovavano in acque internazionali, a poche miglia da Creta e a circa 650 miglia da Israele, si è abbattuta su di loro una pioggia di bombe stordenti e flash bang, ordigni che rilasciano sostanze urticanti spesso usate per disperdere i cortei. Sono state colpite undici imbarcazioni, alcune vele sono state incendiate e una barca non è più ripartita. Superato questo momento di terrore, Arturo Scotto sapeva che le loro imbarcazioni sarebbero state fermate dall’esercito israeliano e che sarebbero stati arrestati, ma non ha mai avuto realmente paura per la sua incolumità fisica. Si preoccupava più per quanto potessero temere i suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni di partito, aveva paura per gli attivisti che non godevano come lui dell’immunità che gli garantisce la sua posizione di parlamentare e, soprattutto, era spaventato dai tentativi di minimizzazione e criminalizzazione della missione delle Global Sumud Flotilla, che già alcuni politici e giornalisti stavano esprimendo.

 

Un patrimonio per salvare le democrazie

Come ha affermato l’autore, “La Flotilla è stata un innesco che si è introdotto dentro un corpo che già stava ribollendo”.
Ben prima della partenza della spedizione umanitaria, in Italia e nel resto d’Europa, i più giovani sono scesi nelle strade e hanno occupato scuole e università per protestare contro il genocidio che si sta consumando in Palestina. Ragazzi e ragazze, spesso definiti “una generazione sdraiata”, sono in realtà, secondo Arturo Scotto, “un patrimonio che salva democrazie stanche”, voci che non rimangono silenti di fronte alla violenza e che propongono alternative per costruire un mondo migliore.

 

Israele e l’ordine mondiale

L’incontro si è concluso con una riflessione di Artuto Scotto sul governo Netanyahu.

“Oggi il governo di Israele è nelle mani di una cricca suprematista che è riuscita ad aprire sei fronti di guerra e che considera i palestinesi e chiunque provi ad aiutarli popoli di serie B. I componenti del governo Netanyahu sono un pezzo di un disegno della grande Israele che rischia di cambiare i connotati dell’Oriente”.

Il deputato si è anche dimostrato preoccupato per la scarca facoltà dell’Occidente di incidere in questa vicenda. Al contrario di quanto accaduto nei confronti della Russia, l’Unione europea non ha applicato sanzioni ad Israele, l’unica misura presa dalle istituzioni comunitarie è stata quella di vietare l’ingresso a tre coloni dichiarati “violenti”.
Nel secondo dopoguerra, le nazioni del mondo hanno creato un’armatura per difendersi dalla guerra, dalla bomba atomica e dall’estinzione del genere umano. Questa armatura, composta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, dalla Corte penale internazionale, dalla Nato, dall’Unione europea e dalle convenzioni internazionali, oggi rischia di essere distrutta.

“Israele rischia di diventare da conseguenza della tragedia della seconda guerra mondiale, il cuore della terza”.

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