Nel tardo pomeriggio di ieri, 25 giugno 2026, presso l’ Uccellin Bel Verde i docenti dell’università di Camerino Catia Eliana Gentilucci e Marco Giovagnoli hanno portato avanti una conferenza parlando di economia rigenerativa e restanza, nell’ambito della rassegna “Calici di Scienza

 

L’Economia Rigenerativa e il Concetto di Restanza: una riflessione interdisciplinare

 

L’economia rigenerativa rappresenta un paradigma emergente nel dibattito accademico e universitario, ponendosi come un’evoluzione diretta del concetto tradizionale di sostenibilità. Se la sostenibilità classica si concentra sulla preservazione delle risorse per garantire che l’uso attuale non comprometta il benessere delle generazioni future, la rigenerazione del territorio compie un passo ulteriore. Rigenerare significa attivare processi di sviluppo e di innovazione sociale capaci di aggiungere valore reale al territorio, riscoprendone le potenzialità latenti, creando nuove opportunità occupazionali e intercettando mercati non ancora esplorati.

 

La rigenerazione territoriale

 

Questo nuovo filone di pensiero si fonda su pilastri fondamentali che guidano l’azione sul territorio quali la giusta relazione con la natura, che impone di saper valorizzare e gestire in modo equilibrato delle risorse ambientali e i paesaggi. L’elevazione del potenziale umano attraverso la riorganizzazione del lavoro e la creazione di nuovo capitale umano, questo principio parte dal presupposto che l’innovazione non possa essere standardizzata, ma debba adattarsi alle peculiarità e all’identità di ciascun luogo. La creazione di valore condiviso, superando la logica del mero prezzo di mercato per guardare al valore sociale di ciò che si fa, e il rispetto profondo per i luoghi e per le comunità locali

L’interconnessione tra costa e montagna

 

Un fulcro centrale di questa visione è la necessità di ricucire il rapporto fratturato tra le diverse aree geografiche, superando la dicotomia tra luoghi percepiti come centrali ed aree invece considerate marginali. Un esempio emblematico è la separazione culturale ed economica tra la costa, intesa come luogo del turismo, del divertimento e del benessere immediato, e la montagna. Spesso si tende a dimenticare la stretta connessione biologica ed economica tra queste due realtà. La vivibilità e l’attrattività della costa dipendono direttamente dalla salute del territorio montano, che custodisce le risorse idriche, ambientali e agroalimentari fondamentali. Rigenerare significa dunque concepire la costa e la montagna come un sistema unico e integrato, dove entrambe le parti si sostengono a vicenda e meritano pari rispetto e tutela.

 

I limiti del PIL e l’importanza del Benessere Equo e Sostenibile

 

Questa visione integrata impone anche un cambio di rotta nella misurazione della crescita economica. I relatori evidenziano i limiti del Prodotto Interno Lordo come unico indicatore di benessere. Un incremento marginale dello 0,5%, o persino una crescita teorica del 10%, non è sinonimo di progresso sociale se la ricchezza rimane concentrata e non viene equamente distribuita tra i lavoratori e le diverse classi sociali. Quando l’aumento del PIL coesiste con una forte iniquità distributiva, lo scontento e la frammentazione sociale tendono ad accentuarsi. Questo divario, unito al peggioramento delle prospettive occupazionali nel corso del tempo, ha spinto molti giovani qualificati ad abbandonare i propri territori d’origine nonostante l’elevato livello di formazione ricevuto. Per una reale valutazione del benessere collettivo, l’attenzione deve spostarsi sul BES, ossia l’indice di Benessere Equo e Sostenibile adottato dall’ISTAT, che monitora la qualità della vita attraverso parametri tangibili come la prossimità di ospedali e scuole, l’efficienza dei servizi sociali, il supporto alle fragilità e la qualità dei trasporti e delle infrastrutture

 

Il diritto alla restanza e la tutela dei servizi essenziali

 

Strettamente legato alla qualità della vita è il concetto di restanza, inteso come il diritto antropologico e civile di migrare, ma anche e soprattutto come il diritto di restare o di ritornare nei propri contesti d’origine. La restanza non è una scelta passiva, ma un diritto che va garantito politicamente attraverso il mantenimento dei servizi essenziali. Se in un borgo o in un’area interna vengono soppressi la scuola, il medico di base, l’ufficio postale, il bancomat o l’ultimo bar rimasto, quel luogo smette di essere una comunità viva per trasformarsi in una mera meta turistica. Esiste infatti una netta distinzione tra le esigenze del turista e quelle del residente, poiché ciò che serve al primo non coincide necessariamente con i bisogni vitali del secondo. Richiamando i principi cardine della Costituzione Italiana, in particolare l’Articolo 3 sull’uguaglianza sostanziale, viene ribadito che anche la presenza di un solo abitante in un paese giustifica il diritto di quest’ultimo a ricevere i servizi e a poter continuare a vivere nel proprio luogo.

A testimonianza della fattibilità di questi processi, l’esperienza diretta nelle amministrazioni locali dimostra come i piccoli comuni possano resistere ed evolversi se supportati da una rete comunitaria solida. Esempi virtuosi evidenziano che la sinergia tra scuole di qualità con insegnanti competenti, case di riposo integrate, un forte associazionismo e il settore no-profit costituisce l’ossatura fondamentale della resilienza territoriale, specialmente laddove i fondi pubblici scarseggiano. La risposta allo spopolamento non può e non deve essere il fast tourism, il turismo mordi e fuggi, che non genera valore duraturo. La vera rigenerazione richiede una progettazione sociale strategica e di lungo termine. Le amministrazioni locali e le comunità devono sviluppare la capacità di fare programmazione seria, partecipando ai bandi di finanziamento con progetti strutturati e lungimiranti, capaci di edificare giorno dopo giorno il futuro economico e sociale del territorio.

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