DIRITTI ETNICI E DIRITTI INDIVIDUALI:
I DIRITTI DELLE DONNE MIGRANTI

 

La migrazione che dall’Africa e dall’Asia sta arrivando in Europa è storicamente importante e rilevante. Se si considera inarrestabile il flusso di decine di migliaia di persone che ogni giorno arrivano in Italia, Grecia, Spagna, paesi balcanici, e se si è consapevoli che, solo per citare un esempio, lungo la rotta sahariana libica ci sono in attesa centinaia di migliaia di essere umani pronti a sbarcare in Europa, occorrerà allora pensare quale tipo di integrazione sia realisticamente possibile.
Uno dei problemi che la presenza migratoria pone agli stati europei è se dobbiamo considerare, in via di principio, più importanti i diritti etnici (i diritti delle comunità, i diritti religiosi, le abitudini legate alle tradizioni, ad esempio) oppure i diritti civili e individuali. L’Occidente ha già scelto e lo ha fatto da qualche secolo, determinando la priorità dei diritti individuali. E’ chiaro che un terreno particolarmente delicato è quello dei diritti delle donne, da sempre banco di prova per misurare il grado di libertà di una società.

Le donne migranti sono soggetti vulnerabili e spesso sono state vittime di violenza e di discriminazione nei loro paesi di origine e a volte lo sono anche nei paesi di arrivo.
Le pratiche di sottomissione della donna sono numerose: lo stupro come arma di guerra, la mutilazione genitale femminile, i matrimoni forzati, la violenza domestica, i delitti cosiddetti “d’onore”, le norme religiose discriminanti, per non parlare della mercificazione sessuale cui spesso devono sottostare per pagare i trafficanti di ‘carne umana’.

Una volta arrivate in Europa, le donne possono continuare a subire violenze e oltraggi, e al tempo stesso si confrontano con la nostra società che ha una lunga storia nelle battaglie per la parità uomo-donna e per l’affermazione di una cultura di genere. Qual è il risultato di questo confronto?

I contenuti che emergeranno dall’esperienza degli artisti durante la residenza itinerante italiana (Febbraio 2018), riguarderanno, quindi, la condizione della donna migrante come soggetto di diritti individuali inalienabili.