Domitilla Dardi Passaggi Festival

Nella giornata di oggi 24 giugno si inaugura la quattordicesima edizione di Passaggi Festival con la rassegna “Libri a colazione” con Domitilla Dardi, autrice del libro Cucire Universi. Perché le arti minori e femminili non esistono” edito da Einaudi. L’autrice dialoga con con Alessandra Pierini, giornalista e fondatrice del magazine Donnemente

 

La nascita di un nuovo libro

 

Si tratta un lavoro nato ed elaborato nell’arco di cinque anni, caratterizzati da intuizioni sparse e conoscenze infinite che, in un certo momento, hanno dato vita a questo libro. La cosa più difficile – secondo l’autrice – è stata trovare una voce nella quale tanti dei percorsi di liberazione e riconoscimento di alcune abilità corrispondessero ad una liberazione personale della scrittrice da una serie di retaggi culturali. Ad esempio, ad una iniziale scrittura accademico-scientifica particolarmente pesante anche per i temi trattati (come la teoria delle arti maggiori e minori) alla quale, in fondo, l’autrice non apparteneva, si è preferito prediligere un linguaggio più semplice ed accessibile ad un pubblico più ampio, abbandonando l’abito che la società tende a cucire addosso ad ognuno di noi

 

 

La maglia tra cultura, genere, pregiudizi e terapia

 

Per comprendere il perché il lavoro a maglia ed il cucire siano sempre stati associati alla donna, bisogna chiamare in causa la cultura occidentale e cattolica: a differenza del mondo orientale, dove tali arti sono associate all’universo maschile, in occidente le arti manuali sono sempre state un modo per tenere le donne recluse all’interno delle mura domestiche, lontane dalle tentazioni e dagli istinti sessuali. Come testimoniano molti studi scientifici, la lavorazione della maglia sviluppa funzioni neurologiche e ha una funzione terapeutica di rilassamento. In conseguenza di ciò, gli uomini che per ragioni culturali ne sono stati esclusi, hanno perso parte di queste potenzialità

 

 

Trame di scienza

 

Dal libro emerge una significativa contaminazione tra due mondi che sembrano lontanissimi ma che in realtà non lo sono più di tanto: quello delle discipline scientifiche e matematiche e quello del lavoro a maglia e del cucire. Questi ultimi hanno anticipato forme di programmazione computazionale, la costruzione di modelli di spazio iperbolico (realizzato per la prima volta da una professoressa di matematica appassionata di crochet) e la creazione di tessuti utilizzati come rivestimento delle navicelle spaziali perché più resistenti di qualsiasi tipo di colla

 

 

Il lavoro a maglia in guerra

 

In tempi di guerra, le donne, esperte nel tagliare e nel cucire, sono state arruolate negli ospedali da campo per praticare punti di sutura, grazie alle competenze acquisite nella vita quotidiana. Ricamo, maglia e tessitura venivano inoltre utilizzati come strumenti terapeutici per aiutare i soldati feriti a superare i traumi del conflitto. Il legame tra tessitura e strategia, nato nella mitologia greca con la figura di Penelope, la cui tela è strumento di attesa e protezione, lo ritroviamo anche in Corradina von Kurtewitz, protagonista del Barone rampante di Italo Calvino. La donna passa il suo tempo a ricamare scene di battaglia, non potendo realizzare il suo sogno di diventare generalessa. La sua storia mostra come sia possibile coltivare le proprie passioni anche in condizioni iniziali sfavorevoli

 

 

Laboratori e fabbriche nascoste in mura domestiche

 

Storicamente le donne, oltre che nel cucire, hanno investito molto più tempo degli uomini nella gestione ed organizzazione degli ambienti domestici, anticipando di almeno una decina di anni le teorie tayloriste che i mariti avrebbero poi applicato nelle fabbriche. L’organizzazione e l’efficienza nei lavori domestici portano le donne a trovare soluzioni geniali, come l’invenzione del tergicristallo o della cucina moderna, nate proprio  dall’osservazione e dalla sperimentazione domestica

 

 

Cucire la pace

 

L’incontro si conclude con una domanda che Alessandra Pierini pone all’autrice: qual è la strada per poter cucire la pace? Per trasformare il mondo esterno in un posto migliore, in cui tutti possano sentirsi liberi e felici, si deve innanzitutto valorizzare la propria pace interiore, fatta di equilibrio, stabilità e consapevolezza di sé, perché solo da questa fertile situazione emotiva e mentale può nascere un’azione autentica e costruttiva verso gli altri

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