Nella terza giornata di Passaggi Festival 2026 si chiude in Piazza XX Settembre la rassegna “Libri in Piazza” con il comico Enzo Iacchetti che presenta il suo libro “25 minuti di felicità. (Senza mai perdere la malinconia)”, edito da Bompiani. L’autore conversa con Sara Manfuso, opinionista televisiva e giornalista La Notizia
Piero Angela e Seneca: una combo inaspettata
L’incontro si apre discutendo riguardo il titolo del libro “25 minuti di felicità. (Senza mai perdere la malinconia)” edito da Bompiani. A primo impatto può sembrare quasi buttato lì ma in realtà ha un senso alto, letterario. Enzo Iacchetti ha sempre pensato che fosse importante il titolo in un libro e che dovesse venire subito, ma si è ritrovato invece ad aver scritto già metà della sua opera senza riuscire a trovare un titolo che lo soddisfacesse. Ci ha raccontato di aver fatto a questo punto come si fa all’Ikea quando si compra un armadietto e per tre giorni non si riesce a montarlo: lo si abbandona e ci si dedica ad altro. In questo caso Enzo Iacchetti si è dedicato alla lettura di un altro libro, “La brevità della vita” di Seneca, in cui il filosofo afferma che la vita essendo già breve vada vissuta lentamente. La circostanza ha voluto che la sera dopo questo episodio in una trasmissione televisiva che Iacchetti stava seguendo, Piero Angela abbia citato lo stesso Seneca. Come non interpretare questa serie di avvenimenti come un segno del destino? In quella trasmissione televisiva il divulgatore scientifico Piero Angela affermava che in relazione alla storia del pianeta la nostra vita ha una durata di trenta minuti, e facendo una proporzione Enzo Iacchetti ha calcolato di aver vissuto già venticinque di questi trenta minuti, e da qua è finalmente nato il tanto atteso titolo del libro
Due importanti figure maschili
L’autore nel suo libro si sofferma a lungo sulle figure del padre e del nonno, due figure che lui tratteggia meravigliosamente con aneddoti e diverse riflessioni. Una di queste si incentra sull’approccio religioso alla vita attraverso la figura del padre, l’altra si sofferma invece su un approccio laico attraverso la figura del nonno
Papà votava democrazia cristiana e mio nonno invece pci, io infatti ho preso tutto da mio nonno
L’autore ci racconta di come il padre fosse contrario al mestiere che il figlio si era scelto, affermando che nel mondo dello spettacolo potessero fare strada solamente le prostitute, i drogati ed i raccomandati. La difficoltà è stata cercare di fargli capire che esiste anche una quarta categoria di persone che riescono ad avere successo nel mondo dello spettacolo, e si tratta di quelle persone che riescono a costruirsi ed a costruire la propria carriera con impegno e volontà. Purtroppo, i due non sono mai riusciti a trovare un punto di incontro, il padre vedeva Enzo Iacchetti già intrappolato nel tranello dello show business e così padre e figlio hanno smesso di parlarsi. Questo è il motivo per cui l’autore ha passato più tempo con la figura del nonno che gli raccontava tante storie diverse che il nipote ascoltava con grande piacere ed interesse, vedendolo come un santo, un uomo forte e coraggioso
Una questione di plagio
Nel corso dell’incontro l’autore ci ha confessato una notizia inaspettata: questa stessa mattina si è tenuta la prima udienza di un processo in cui lui ed Ezio Greggio sono stati accusati di plagio nei confronti di Claudio Baglioni. È ovvio che, se durante la trasmissione di Striscia la notizia (programma che i due conducono insieme dal settembre del 1994) viene detto qualcosa che può infastidire qualcuno, i primi a pagarne il prezzo sono sempre Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio che ne rappresentano il volto. I due conduttori sono stati additati come diffamatori, quando in realtà tutta la faccenda è partita da Antonio Ricci, il produttore di Striscia la notizia. Claudio Baglioni si è sentito diffamato perché Antonio Ricci attraverso un algoritmo ha scoperto che alcuni pezzi delle canzoni del cantautore erano copiati da autori classici quali Aristotele. Enzo Iacchetti ci dice che lui ed Ezio Greggio si sono limitati semplicemente a leggere un copione già scritto da altri, avvalendosi del sacrosanto diritto di satira. L’intento non era quello di affermare che le canzoni di Baglioni fossero copiate interamente dagli autori classici, ma solo far notare come alcuni pezzi prendessero proprio spunto da queste grandi opere
Se la patria chiama, dille che ripassi
Enzo Iacchetti, con grande gioia e divertimento del pubblico, racconta di quando da ragazzo aveva una cinquecento scassata con cui girava e sulla quale aveva fatto delle scritte. Sul cofano e sulla fiancata, infatti, l’autore aveva scritto “se la patria ti chiama, dille che ripassi”. Quando siamo giovani pensiamo di essere immortali e che il tempo non passi mai, stessa cosa che pensavano anche Enzo Iacchetti e la sua banda di amici anarchici (anarchici nel senso che non avevano voglia di combinare nulla a suo dire). Sarà forse per queste scritte che poi l’autore è stato spedito come militare per quindici mesi vicino alla ex Jugoslavia, senza la possibilità di poter mai tornare a casa? Una sorta di caserma punitiva, insomma, dove il ritmo era scandito dalle temperature ben al di sotto dello zero e dall’alcool consumato con gli altri ragazzi presenti. Un capitolo di vita sicuramente interessante, soprattutto se pensiamo al forte spirito antimilitarista che da sempre smuove il comico italiano
