Memoria, racconto, sguardi sul presente, poesia intima e civile. A Passaggi Festival, per la rassegna ‘Passaggi diversi‘, il cortile di Palazzo Castracane ha ospitato un incontro a due voci con i poeti Fabrizio Lombardo (‘La linea spezzata‘ Donzelli) e Tommaso Giartosio (‘Il Mare‘ Einaudi). Gli autori hanno conversato sul palco con la poetessa Sheila Moscatelli, alternando all’analisi delle opere la lettura ad alta voce di alcuni componimenti. L’evento è stato inserito nella sezione novità 2026 ‘La poesia che si fa’ dedicata alle uscite editoriali più recenti che hanno a che fare con il presente, la contemporaneità, la storia che ci rappresenta.
Fabrizio Lombardo, la poesia che è testimonianza, racconto, azione
Come indicato dal titolo, la poesia di Fabrizio Lombardo, finalista al Premio Strega 2026, corre sulla cresta di una frattura e della stessa frattura è il collante. La ‘linea spezzata’ è quella del poeta che rivive gli anni Settanta e Ottanta, la lotta armata, il conflitto di classe e poi la contemporaneità, una nuova dimensione, l’esistenza adulta, la genitorialità, il lutto, l’amore che continuamente fa i conti col rumore di fondo che ci sta travolgendo. Ed è quella della società, “l’urto del presente sulle nostre vite“, come spiega l’autore, sia da un punto di vista del quotidiano, sia nella nostra dimensione più intima, il totale crollo di un certo impegno civile, le tragedie degli ultimi, che sono lo strappo degli ideali.
Ed è una frattura tangibile nei versi sui quali Lombardo lavora per sottrazione e che spesso sfumano nell’indistinto, come se la realtà dovesse penetrarla una lama di sogno (di nuovo la lacerazione) per capirla e accettarla. E’ così che nell’esergo, tratto da una citazione di Italo Calvino, l’autore trova quasi una dichiarazione di poetica: “Comincerò allora col dire che il mondo è composto di linee spezzate e linee oblique […]. La linea che traccio si avvolge sempre più nell’opaco, ed è inutile che cerchi di ricordare a che punto sono entrato nell’ombra…”.
Cos’è rimasto, dunque, di quel ragazzino che andava col papà in fabbrica? “La voglia di raccontare” risponde Lombardo “cercando di portare uno sguardo che attraversa la storia e torna a dire che sul presente possiamo fare delle cose con la scrittura e con l’etica“. La poesia, dicevamo, ha anche questa capacità di ricomporre, un margine di intervento, “una sua libertà – dice l’autore – per far sì che la memoria diventi azione“.
è stato facile dimenticare i luoghi. certi compagni
morti male. l’eroina prima d’entrare a scuola,
sotto il cavalcavia della stazione.ora che la strada è chiusa e da qui l’edificio
non è più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento
l’attrito della memoria, l’ombra che sfuma
nell’ombra. ribalto lo sguardo in questo presente
di padre, come in un film guardato al contrario.Fabrizio Lombardo da ‘La linea spezzata’
Tommaso Giartosio, nel mare la condizione umana, crocevia di contraddizioni
In calce alla sua silloge Tommaso Giartosio scrive: ‘”Questo libro è il resoconto di un’esperienza morale prima ancora che politica, che trova nel mare il suo centro di gravità, e nelle grandi migrazioni di questi decenni una terribile “occasione””. La poesia respira nella contraddizione, nell’antitesi non risolta: è questa, spiega Giartosio, la figura retorica chiave del libro ed è anche la nostra condizione.
Il mare, ‘metafora ossessiva’, è un aggregatore di significati. In lui convogliano le esperienze e l’orrore assoluto, in lui si esprime la condizione umana, fatta di morte e di vita. La questione dell’immigrazione “arriva come un treno” e, tra i tanti drammi del nostro tempo, avverte, sarà quello per il quale “i nostri figli ci rimprovereranno di non aver fatto abbastanza“. Anche Giartosio fa riferimento a una dimensione etica della poesia, il suo agire è in quel margine che deve essere un con-fine, non un terreno dove ci si fronteggia. Da qui, il discorso sull’alterità: “io mi confronto con un altro –sostiene- ma io sono l’altro di quell’altro“.
Quando il viaggio è alimentato da un sogno, riflette Giartosio, dalla volontà di migliorare la propria condizione umana, è un ritorno a ciò che ci appartiene. L’antitesi, l’ambivalenza sono nuovamente un modo di guardare per il poeta de ‘Il mare‘: generano significati, rappresentano una chiave per entrare nelle nostre moltitudini.
Una notazione finale sulla struttura del libro: Giartosio spiega che il suo lavoro tende alla geometria e ogni sezione è costituita da uno stesso numero di poesie. Quello che succede, però, non è dettato dalla razionalità: a un certo punto, conclude l’autore, c’è un ritmo che si impone dall’interno e che il poeta, semplicemente, facilita.
E’ scivolo, ma è anche cerchio. E’ oceano,
ma è anche imbuto. Ci avviluppa tutti,
ma alcuni restano a riva. Lo vedono,
ma non guardano. O lo guardano,
ma non vedono.
Tommaso Giartosio da ‘Il mare’
