Fiorebecca Passaggi Festival

Nella giornata di venerdì 27 giugno è stata la scrittrice Rebecca Fierro, in arte Fiorebecca, a chiudere la rassegna “Fuori Passaggi Music & Social” con il suo libro “L’amore tra le righe. Educazione letteraria e sentimentale per chi va di fretta” edito da Longanesi. L’incontro si è tenuto nella cornice del Pincio e l’autrice ha conversato con Carolina Iacucci, docente e critica letteraria

 

 

La decostruzione dell’amore

 

L’incontro si è aperto con una riflessione riguardo il sottotitolo del libro di Fiorebecca “educazione letteraria e sentimentale per chi va di fretta”, sottotitolo che in realtà è fuorviante perché di tutto si tratta tranne che di un libro da leggere di fretta. È infatti un saggio molto corposo che va sedimentato, controllato in ogni sua pagina e che diventa spunto per numerosissime riflessioni. Lo scopo di Rebecca Fierro è quello di “decostruire l’amore per sentito dire”, attraverso l’analisi minuziosa di numerose opere tra racconti, romanzi ma anche fiabe, film, cartoni animati e tanto altro. L’autrice ha lavorato per cercare di capire come le fantasie sull’amore, dettate da una narrazione molto presente nel vissuto di ciascuno di noi, ostacolino il nostro accesso all’amore stesso

 

 

Fantasticare sì o no?

 

La condizione umana è caratterizzata da un grande paradosso: a differenza degli animali noi non possediamo l’istinto amoroso, non siamo guidati all’amore ed all’accoppiamento dalla natura. L’uomo ha invece bisogno di fantasticare sull’amore al fine di potersi poi innamorare, ma sappiamo benissimo che a volte sono le nostre stesse fantasie a condurci in posti oscuri. Da qui allora il quesito, come possiamo smettere di fantasticare se le fantasie sono la porta di accesso all’amore? È la domanda delle domande, perché se da un lato fantasticare è fondamentale, abbiamo bisogno di edulcorare e raccontarci a vicenda le storie, d’altra parte dobbiamo anche scoperchiare la narrazione che ci riporta con i piedi per terra. È importante, come sostiene Fiorebecca, accompagnare alle esperienze che viviamo un’educazione affettiva, ad oggi negata nelle scuole, che ci permetta di integrare l’approccio analitico a quello esperienziale

 

 

L’amore nel 2026

 

L’incontro si è incentrato sulle generazioni di giovani di oggi, generazioni che sembrano essere più disincantate riguardo il concetto di amore

“Non credo di rappresentare in toto la mia generazione, io rappresento me stessa, posso essere il riflesso di una mentalità ma non di un’intera generazione. Il disincanto è un po’ il nostro problema, tendiamo ad essere più cervellotici a discapito dei sentimenti. Quello che ad oggi si cerca di fare a livello generazionale è ritirarsi rispetto al bisogno di abbandonarsi, c’è una forma di tutela alla base. Abbiamo paura di rischiare e di mettere noi stessi, parcellizziamo l’amore in tanti piccoli scaglioni per non vivere un unico amore che ci coinvolga in maniera totalizzante”

Sembra quasi che ad oggi la tendenza sia paradossalmente allontanarsi dalle persone. Diversi sono i concetti dell’essere per la relazione e l’essere invece nella relazione, due esperienze quasi antinomiche. Innamorarsi dell’idea dell’amore e non della persona si configura come una forma di difesa dall’incontrare un partner in carne ed ossa. Non si deve vivere per le relazioni ma nelle relazioni, dobbiamo incontrare l’altro e rinunciare, almeno in parte, alle nostre fantasie per permetterci di conoscere la persona anche nelle sue imperfezioni

 

 

La riparazione emotiva

 

Fiorebecca e Carolina Iacucci si sono poi addentrate nel discorso sulla “ricerca della riparazione attraverso la coppia”. Si tratta di un’idea della psicologia delle relazioni secondo cui, inconsciamente, scegliamo un partner anche perché rappresenta un’opportunità per riparare ferite emotive o bisogni insoddisfatti vissuti nelle relazioni più importanti della nostra infanzia. In questo senso la coppia diventa un luogo di possibile riparazione emotiva. Si tratta di una fantasia dannosa ma anche molto naturale, l’amore si configura come una sfera in cui emergono i bisogni del bambino che si sono assopiti nel tempo. Tutte le famiglie hanno un grado di disfunzionalità e noi inevitabilmente portiamo questo bagaglio anche nelle relazioni. Copiamo quello che abbiamo imparato cecando di dargli una forma migliore e questa è una manovra dannosa nella misura in cui i sintomi sono sbagliati e generano rapporti “tossici”. È scorretto pensare di dover lavorare su noi stessi solamente dopo un grande dolore quale una rottura, ad esempio, con l’idea di dover raccogliere i pezzi. Se ci fermassimo un secondo a riflettere, afferma l’autrice, capiremmo subito che sarebbe più utile lavorare su di noi quando cominciamo una relazione per comprendere e conoscere i pattern che ci portiamo dietro e che ci caratterizzano. La terapia è importantissima e deve andare di pari passo con l’esperienza anche se questo non ci garantisce di non approcciarci all’amore come esseri fragili o rotti, e forse è proprio questa la cosa importante

 

 

L’ordinarietà di amarsi

 

Le narrazioni possono essere fuorvianti, a partire dall’idea che amare qualcuno significhi non annoiarsi mai. Le relazioni straordinarie si stabiliscono sull’ordinarietà, amare significa anche entrare in contatto con la versione più noiosa dell’altro e sentirsi comunque sereni e soddisfatti. Nelle fasi inziali si fa di tutto per cercare di rendersi il più possibile amabili, si cerca di aderire ad un certo tipo di modello per entrare in relazione con l’altro a sfavore dell’autenticità e della verità, concetto che ritroviamo benissimo nelle app di dating per esempio. Mercificarsi nel senso di mostrare immediatamente il meglio di noi, dimenticando che il meglio ed il vero raramente coincidono l’uno con l’altro.

L’incontro si è chiuso con un interrogativo che Carolina Iacucci ha sottoposto a Fiorebecca:

“che cosa c’è per te dopo l’amore tra le righe?”
“L’imprevedibile”

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