Ieri, 27 giugno 2025, a Passaggi Festival, il deputato leghista Rossano Sasso ha presentato il suo libro Il gender esiste: giù le mani dai nostri figli. Scritti di controinformazione e di liberazione dall’agenda arcobaleno, edito da Passaggi al Bosco. Durante la rassegna Società, Politica, Attualità l’autore ha conversato con Brunella Bolloli, giornalista del quotidiano Libero.
Criticare ideologie, non persone
Sasso ha subito messo in chiaro che la sua opinione non è critica verso le persone lgbt+, ma è una riflessione sull’ideologia con cui si vorrebbe “indottrinare” i nostri figli nelle scuole. L’autore, che ha un passato di vent’anni da insegnante ed educatore, si è sempre mostrato molto attento verso la scuola pubblica e ha rimarcato più volte che il suo interesse è quello di un padre che si cura delle possibili derive della scuola, anche a tutela dei propri figli. Con questo pamphlet appunto, Sasso ragiona su cosa sia effettivamente questo “gender” e sulle sue implicazioni nella società: è doverosa infatti la distinzione tra gender e comunità arcobaleno, poiché a volte le due non sono concordi tra loro. L’autore racconta di come si sia trovato ad avere appoggi politici anche da persone facenti parte degli lgbt+, quindi con visioni politiche opposte, ma che si appoggiavano a lui per eliminare la teoria gender nelle scuole. Ma che cosa sarebbe davvero questa ideologia del gender e perché sarebbe pericolosa? Sasso ci spiega che questa teoria potrebbe arrivare a soppiantare il ruolo dei genitori, privilegiando invece una educazione affettiva e sessuale, anche a partire dai più piccoli, spiegata da persone vicine alla comunità lgbt+ e che potrebbe sfociare in un indottrinamento ideologico precoce o confondere i bambini stessi con le idee di fluidità. Sasso afferma di essere il primo ad essere favorevole ad una educazione affettiva e sessuale, purché venga eseguita da specialisti del settore non appartenenti a nessuna bandiera e purché i bambini abbiano un’età adatta a comprendere quanto gli viene spiegato.
Il gender e la scuola: chi ci guadagna?
Quali sono dunque le problematiche che si trascina dietro l’ideologia gender, se viene applicata nelle scuole? Sasso puntualizza che l’educazione dei nostri figli debba necessariamente partire dai genitori e, in secondo luogo, dalla scuola. Se alcune famiglie non hanno strumenti adatti per educare i figli, è proprio a quel punto che deve intervenire la scuola. Purtroppo, puntualizza l’autore, stiamo assistendo a una “ipersessualizzazione” di tutto, ed è bene chiedersi se alcuni non stiano soltanto sfruttando l’ideologia gender e, di conseguenza, gli orientamenti sessuali e i sentimenti di queste persone per un puro profitto. Ad esempio, un’azienda di cosmetici ha interesse a pubblicizzare un prodotto sia per uomini che per donne, perciò… il suo sostegno alle comunità arcobaleno è veritiero o è solo un mezzo per vendere più prodotti? Sasso puntualizza che questo è un esempio indolore, ma tutto assume una prospettiva più seria quando ad applicare questi ragionamenti sono le case farmaceutiche che producono terapie ormonali e sfruttano la “confusione di genere” di alcuni ragazzi per vendere i loro farmaci a base di ormoni. Qui non si parla più di una ideologia o di un orientamento, ma di una vera e propria malattia, la disforia di genere, le cui vittime vivono con dolore la scissione tra il loro sesso biologico e la loro interiorità, e come tale non andrebbe mai sfruttata per il profitto. È bene dunque distinguere tra omosessuali e “omosessualisti”, cioè chi utilizza in maniera ipocrita le idee lgbt+ anche per fini politici o commerciali.
Una critica a Mario Mieli
Sasso si è a lungo soffermato per fare una riflessione sul libro di Mario Mieli Elementi di critica omosessuale, che per molti attivisti lgbt+ è base e bandiera del loro pensiero. Riporta infatti Mieli nel suo saggio che “Noi (omosessuali) possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente […] possiamo fare l’amore con loro”, e questo è stato, a dire di Mieli, “represso e traumatizzato dalla società e dalla famiglia”. Sasso afferma che, in qualsivoglia modo una persona adulta si identifichi, dovrebbe trovare ripugnante questa idea di pedofilia. Ed è ancora più agghiacciante, commenta l’autore, notare che vengono utilizzati soldi e fondi pubblici per chiamare “esperti di teoria del gender” che si basano su questo libro. Basti anche solo pensare che in un’università esiste persino un corso di “Teorie queer e gender” che addita questo libro come sacro. Il rimedio, secondo Sasso, per la scuola è il “consenso informato”, ovvero una stretta collaborazione scuola-famiglia per decidere insieme e approvare progetti di affettività e sessualità per bambini e ragazzi. Questo è essenziale per evitare episodi come quello avvenuto in una scuola del Nord Italia, dove un’attivista transessuale ha tenuto una lezione sul gender a bambini di prima elementare, scatenando l’ira dei genitori.
La teoria “gender” annulla gli altri gender?
È bene precisare che non tutta la comunità arcobaleno concorda nell’approvare e diffondere l’ideologia gender nelle scuole, poiché molto spesso si tende a generalizzare la questione senza le opportune distinzioni. Questa generalizzazione tende a nascondere le vere battaglie degli lgbt+, per esempio quella sui diritti civili e sulle tutele ai loro membri. Questa tendenza del gender non è altro che un retaggio culturale delle idee “woke” statunitensi, sostenute anche da social media e artisti, che non si rendono conto che, a furia di sostenere il gender, stanno promuovendo una totale eliminazione di tutti gli altri generi. Basti pensare alla shwa (quell’asterisco che si mette per non specificare maschile e femminile di una parola) la quale, invece di includere tutti i tipi possibili e immaginabili di genere, li annulla radicalmente.
Il tema trattato nell’incontro, proprio per la sua complessità e delicatezza, ha generato momenti di contestazione e aperta polemica da una piccola parte del pubblico: Sasso ha saputo comunque continuare il dibattito senza particolari tensioni, mostrando una apertura al dialogo e una tolleranza al disaccordo.
