Nella terza serata di Passaggi Festival, il Pincio ha visto come ospite della Rassegna Fuori Passaggi il cantante Ghemon, che ha presentato il suo libro Nessuno è una cosa sola edito da Rizzoli. A conversare con lui, due esponenti del settore musicale, nonché membri dello staff di Passaggi: il Dj e critico musicale Luca Valentini e la consulente media relations Ivana Stjepanovic.
Cambiamento, una parola chiave
Ghemon è noto per essere un artista poliedrico, la cui produzione ha spaziato tra vari generi. Nel suo libro, infatti, viene sottolineata l’importanza del cambiamento, che è un processo inevitabile da accettare senza porre ostacoli. In primis il cantante si è avvicinato al rap, che a metà degli anni Novanta era un genere non così ascoltato, in un periodo in cui in generale la musica non si trovava facilmente. Per cui quando si riusciva ad entrare in possesso di una traccia, si finiva sempre per sviscerarla ed innamorarsi di ogni dettaglio. Non sa spiegare come mai proprio questo genere lo abbia folgorato. In seguito ha voluto conoscere quelli che definisce “la mamma e il papà” del rap ovvero il soul e il funk, per capirne le origini. Si è quindi appassionato a Stevie Wonder, che Ghemon definisce “Dio in terra”; ma anche al disco “Vodoo” di D’Angelo.
Accanto al cambiamento, nel libro si parla anche di costanza. Per quanto sia difficile essere costanti, soprattutto per chi come lui ha un’indole un po’ più incostante, ci si può impegnare a dedicare più tempo possibile ad un obiettivo a cui teniamo. Nella quotidianità la costanza può sembrare un po’ alienante, portando ad avere meno stimoli. Eppure è un valore che si apprezza esternamente e nel lungo periodo.
Ghemon e Gianluca
Nel libro si nota la copresenza di due voci. Il cantante infatti si è scritto da solo la prefazione, firmandola con il nome di Gianluca Picariello. Ciò gli ha dato l’espediente di introdurre una seconda voce, che si mostra molto ironica nei confronti di Ghemon e più volte lo deride. L’intento del libro non era quello di scrivere un’ autobiografia dei suoi quarant’anni, ma una raccolta di riflessioni. Son tante le domande contenute, per cui l’autore lo sconsiglia a chi cerca risposte. A coronare le pagine scritte, vi sono molte foto.
Giù la maschera
Con Ghemon si è parlato anche di maschere.
“La maschera che ho scelto di avere è quella di togliermela”.
Il cantante ha scelto di abbassare ogni maschera, perché è mettendosi a nudo che si è sentito veramente se stesso. Avvicinandosi al mondo della stand-up comedy, ha trovato una dimensione comica che lo fa sentire a proprio agio. Eppure ci ha messo tanto tempo per essere se stesso senza dover chiedere il permesso. Ancor prima della stand-up comedy è stato il rap ad insegnarli l’importanza dell’autodeterminazione. A 16 anni ha stampato il suo primo disco, curandone da solo ogni aspetto: non solo la musica, ma anche la grafica e la distribuzione. Nel 2009 ha realizzato in autonomia l’album “E poi all’improvviso impazzire”, perché ha compreso che da solo si fa meglio e come davvero si vuole. Un altro esempio simile è il suo brano “Il cielo di cemento” realizzato insieme a The Love 4Tet: in realtà non esiste nessun quartetto, ma è sempre lui da solo.
Le persone di cui ti circondi
Il 16 febbraio 2024 Ghemon ha pubblicato un post Instagram in cui denunciava il sistema della musica e suggeriva ai giovani di circondarsi di persone che credano fermamente in quello che fai. Purtroppo è molto difficile e anche oggi il cantante dice di fare difficoltà a capire quali siano queste persone. Quando si intraprende un lavoro che si ama, si pensa di farlo tutta a vita: eppure una qualsiasi carriera passa attraverso momenti di alti e bassi. È fondamentale quindi diffidare di chi promette sogni che non si possono realizzare o vie brevi che in realtà ci fanno perdere solo tempo.
“Non si possono tagliare troppe curve, sennò si perde il controllo della macchina più avanti. “
Le esperienze radiofoniche
Tra le molteplici esperienze di Ghemon vi sono anche due progetti radiofonici. Il primo, “Radio Fantasma”, andava in onda online tra il 2006 e il 2007, realizzato nella sua cameretta, in totale autonomia per divulgare la musica che piaceva a lui. Inventava spot pubblicitari e finti colleghi, dando libero sfogo a un’umorismo vivace. Il secondo, “Dj set raccontati”, è un format in cui presenta i dischi che hanno segnato la sua vita, con spontaneità e passione. Un’idea simile a quella che oggi porta avanti Linus.
Le partecipazioni a Sanremo
Tra le varie esperienze dell’artista, risultano anche le due partecipazioni a Sanremo: nel 2019 con “Rose viola” e nel 2022 con “Momento perfetto”. Nel 2018 andò per la prima volta al Festival come ospite di Diodato e Roy Paci. Quando giunse all’Ariston per la serata cover, una signora gli disse che era bravissimo e che lo aveva votato tutta la settimana, ma lui non era nemmeno in gara. Questo a testimonianza di un clima vivace ed energico. Nel 2019 portò un brano che aveva pensato per un’interprete femminile, ma che poi rese proprio. La seconda partecipazione, nel 2021, purtroppo fu segnata dalla pandemia, quindi trovò un clima contrapposto all’energia vibrante dell’inizio.
Ghemon ha poi confessato di non escludere del tutto la possibilità di tornare al festival in futuro, anche se in questo momento non ama le imposizioni e l’idea di gara. Quando gli chiedono se parteciperà o meno a Sanremo è un po’ come quando si chiede ad uomo se vuole o meno un figlio. Sembra che se non si passa dal festival, si è un po’ meno validi come cantanti.
La musica ai tempi dell’algoritmo
Durante l’incontro, Ghemon ha confessato di essere anche lui vittima dell’algoritmo che domina il presente, distraendoci e orientando le nostre scelte. È un meccanismo pericoloso perché finisce per farci perdere lo spirito critico: non decidiamo noi se qualcosa ci piace o non piace, ma lo sceglie il numero di like o di stelline. Se al supermercato oltre al prezzo di un prodotto venisse indicato il numero di vendite, probabilmente saremmo portati a comprare quello più venduto. Per la musica è lo stesso: nel momento in cui su Spotify o You Tube appaiono i numeri di quanto un video o una canzone sia stata fruita, creano un condizionamento. Per provare ad uscire da questo meccanismo, Ghemon ha raccontato di aver rinunciato ai social per due mesi poiché stanco di sentirsi scarico. Ha scoperto che, anche se vengono usati per lavoro, si può sopravvivere senza social perché non si perde nulla di importante.
Nel mondo della comicità
Il suo ultimo album “Una cosetta così” rappresenta una novità nel panorama italiano. È infatti un comedy album, con una parte cantata e una parte comica narrata. Ghemon si è appassionato alla comicità, entrando a far parte del mondo della stand-up comedy: una rappresentazione basata su un monologo diretto al pubblico riguardante la propria vita, la politica, il sociale.
Questo avvicinamento è avvenuto in un periodo molto buio della sua vita, di sofferenza e di difficoltà a produrre musica. Cercando qualcosa di comico, che potesse alleggerirlo, ha scoperto questo mondo di persone che parlavano dei loro problemi senza vergogna, ridendoci sopra. Da qui ha capito che poteva ribaltare il suo dolore e coglierci qualcosa di comico per ripartire. Infatti ha confessato che quando le persone comprendono la sua comicità e ridono, si sente meglio di quando viene applaudito.
Le parole che temiamo
Infine a Ghemon è stato chiesto qual è la parola che più teme, visto che è il tema di Passaggi Festival. Il cantante ha risposto dicendo che è il giudizio degli altri. Purtroppo tutti siamo sottoposti a un giudizio, che è qualcosa di atavico: nella società tribale essere giudicati comportava l’estromissione e quindi il rischio di essere lasciati soli e di morire. Oggi però si può avere meno paura perché come diche Ghemon:
“Ho scoperto che anche quando il giudizio è cattivo non si muore. […] Potevo essere morto diverse volte. “
