Mercoledì 25 giugno ad aprire la rassegna “Società, politica, attualità” della tredicesima edizione diPassaggi Festivalè statoGianni Lannes, scrittore, fotografo e, soprattutto, giornalista d’inchiesta, che ha lavorato tra gli altri per la RAI, La7, il Manifesto, la Repubblica e il Corriere della Sera. Con i suoi lavori si è dedicato a importanti temi come le ecomafie e le grandi stragi irrisolte del nostro Paese; dal 2012 il suo blogSu La Testaè oscurato da Google.
Lannesha presentato il suo libroAbissi. Rita Evelin: la strage di pescatori italiani(Edizioni Mondo Nuovo), frutto delle sue indagini su inspiegabili affondamenti dipescherecciebombeabbandonate nelle acque delMar Mediterraneo. A conversare con lui sul palco dell’ex chiesa di San Francesco c’era la giornalistaValentina Antonioli.
Il peschereccio Rita Evelin: una fine tragica e anomala
Nell’ottobre del 2006, in un giorno di calma piatta e con condizioni metereologiche serene, nelMar Adriatico, dinnanzi alla costa marchigiana, è affondato ilpeschereccio Rita Evelindella marina di San Benedetto del Tronto. Dell’equipaggio, composto da quattro marinai, si è salvato solo il comandante.
Le indagini su quanto accaduto si sono svolte frettolosamente, come testimoniano le carte giudiziarie colme di lacune ed errori: negli anni la Guardia Costiera, nell’indicare il punto in cui l’imbarcazione è affondata, ha fornito le coordinate di sei luoghi diversi. Il processo si è fermato in primo grado con l’assoluzione del comandante e, nonostante il Ministero della Giustizia abbia stanziato 800 mila euro per il recupero del relitto, ilpeschereccio Rita Evelingiace ancora sul fondo del mare a 80 metri di profondità.
Sottomarini e operazioni militari: i risultati dell’inchiesta
L’inchiestadiGianni Lannesfornisce una risposta a tutti i quesiti ancora aperti su questa vicenda. Come ha affermato l’autore “nei nostri mari è in atto un gioco di guerra in tempo di pace”. Dalle prove raccolte nelle sue ricerche è, infatti, emerso che nel 2006 nelMar Mediterraneo, soprattutto nell’Adriatico, sottomarini a propulsione nucleare della NATO erano impegnati in una guerra elettronica, in operazioni di oscuramento delle difese avversarie. I sottomarini, per mascherare il forte rumore che producono quando sono in navigazione, si posizionavano sotto ipescherecci, esponendo queste imbarcazioni a un elevato rischio, potendosi nelle loro operazioni scontrarsi con gli strumenti da pesca.
Un naufragio senza soccorsi
Proprio questo è accaduto il 26 ottobre 2006 al motopescaRita Evelin: un sottomarino militare ha intralciato i cavi della rete da pesca delpeschereccioprovocando l’incidente che ne ha determinato l’affondamento. Affondamento che è avvenuto in 25 minuti, in cui i marinai in pericolo non sono stati soccorsi in alcun modo dall’equipaggio del sottomarino, che non è emerso.
Queste operazioni sono sempre state coperte dalle autorità italiane, da quelle della NATO e degli altri Stati coinvolti, ma sono costate la vita a numerosi pescatori e marinai. Ilpeschereccio Rita Evelinnon è, infatti, l’unica imbarcazione affondata nelMar Mediterraneoin simili circostanze. Solo nel 2006 ne sono affondate altre due.
Il Mediterraneo, un mare di bombe
Non si fermano qui i rischi a cui imbarcazioni, bagnanti e fauna ittica sono esposti. Dalle inchieste diGianni Lannesemerge che ilMediterraneoè un vero e proprio “mare dibombe”.
Durante la Seconda guerra mondiale, Mussolini autorizzò la conservazione dibombea iprite e arsenico, armi il cui utilizzo era vietato dal diritto internazionale, ma comunque fabbricate dai tedeschi nel 1944. Al termine del conflitto, lebombeinutilizzate vennero affondate nel mare di fronte alla costa di Fano. Nel 1951, interrogato da Enzo Capalozza, già sindaco di Fano e al tempo parlamentare, il governo italiano ha confermato la presenza di queste armi al largo tra Fano e Gabicce.
Anche lebombeinesplose degli Alleati hanno fatto una fine simile: molte di esse sono state affondate in tutto ilMediterraneo, se ne possono trovare sia nelMar Adriaticoche nel Golfo di Napoli.
Le bombe della NATO nel Mar Adriatico
Infine, in tempi più recenti, gli aerei della NATO che bombardarono il Kosovo nel 1999, dovendo tornare alle proprie basi senza armi, sganciarono lebombeinutilizzate nell’Adriatico. La NATO fu costretta ad ammettere questa pericolosa pratica, ma indicò solo sei zone interessate, mentre dall’inchiestadiLannesne emergono ventiquattro. Dai velivoli coinvolti nei bombardamenti in Kosovo furono sganciate nell’Adriaticocirca 64 mila ordigni, causando grandi danni, soprattutto ai pescatori.
“L’Italia è un Paese che si mantiene sul segreto”
Con queste paroleGianni Lannesha concluso la presentazione del suo libroAbissi. Rita Evelin: la strage di pescatori italiani, che racconta una delle numerose inchieste di grande rilievo e interesse pubblico a cui si è dedicato nella sua vita professionale.
