Si è aperta ieri, lunedì 20 giugno, la nuova rassegna diPassaggi Festival Futuropresente – Rassegna sulle nuove tecnologie, presso il Chiostro delle Benedettine.Guido Scorza, avvocato, professore e componente del Garante dellaprivacy, ha presentato il suo libro“Intelligenza artificiale. L’impatto sulle nostre vite, diritti e libertà”(Mondadori Università), scritto con Alessandro Longo. L’autore ha conversato conFiamma Goretti, responsabile della comunicazione di Change.org Italia, ePaolo Dello Vicario, esperto di performance marketing e intelligenza artificiale, fondatore di ByTek.
L’intelligenza artificiale, un problema di oggi
Il dibattito sull’intelligenza artificialeè esclusivamente rivolto al futuro, senza la consapevolezza che si tratta di un problema estremamente attuale, da affrontare nel presente. Il 51% delle democrazie avanzate utilizza tecnologieAI(artificial intelligence) a scopo di sorveglianza, ma i cittadini non sembrano essere realmente consapevoli dell’uso che i governi e le aziende private fanno dei loro dati.
SecondoGuido Scorza, l’applicazione di queste tecnologie è così diffusa e accettata dalla popolazione, perché tendiamo a pensare che tutto ciò che è tecnologicamente possibile sia anche giuridicamente legittimo. Confidiamo nel principio secondo cui il fine giustifica i mezzi, dimenticando che la tecnologia consente risultati straordinari, ma spesso porta con sé un ingente costo nell’ambito dei diritti e delle libertà.
COMPAS e la giustizia predittiva
Sono numerosi gli ambiti di applicazione delletecnologie AI, tra questi c’è quello della giustizia. Negli Stati Uniti, i giudici, quando devono decidere se in attesa della sentenza definitiva l’imputato debba essere sottoposto a custodia cautelare, interrogano COMPAS (Correctional Offender Management Profiling for Alternative Sanctions), unalgoritmoche calcola la probabilità di recidiva del soggetto.
La testataProPublicaha confrontato i risultati dell’applicazione del sistema e ha individuato in esso unbiasalgoritmico: secondo COMPAS gli afroamericani tornano a delinquere il 50% di volte in più rispetto ai bianchi, affermazione del tutto infondata. Nonostante ciò, la Corte Suprema americana ha riconosciuto come legittimo tale sistema, affermando che è comunque il giudice a prendere la decisione finale.
Sempre in ambito giudiziario sono utilizzati anchealgoritmiin grado di prevedere luogo e tempo della commissione di reati.
I signori degli algoritmi
Guido ScorzaePaolo Dello Vicarioinvitano il pubblico a riflettere sulla forza dei“signori degli algoritmi”, le Big Tech comeGoogle,Apple,FacebookeAmazon. Si tratta di aziende che hanno costruito i loro imperi sui dati personali dei loro utenti. Il loro obiettivo è conoscerci nella maniera più profonda possibile, arrivare a comprendere, persino prima di noi, quali saranno le nostre scelte. Tutto ciò grazie ai dati che in continuazione, senza nemmeno farci caso, mettiamo nella loro disponibilità in cambio di servizi gratuiti (che così gratuiti non sono). Sembriamo non renderci conto del pericolo che stiamo correndo: le aziende Big Tech stanno esponendo la nostra libertà a un rischio enorme, in ogni ambito della nostra esistenza.
La normativa europea sullaprivacy
L’embrione della regolamentazione dell’applicazione dell’intelligenza artificialeda parte di corti e governi è rappresentato dalla disciplina europea sullaprivacy, sulla protezione dei dati personali. Il GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati, dispone che deve essere garantito a ogni soggetto il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata esclusivamente sul trattamento automatizzato dei propri dati che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida sulla sua persona in modo significativo. Inoltre, l’interessato deve avere la possibilità di rivolgersi ad un giudice in carne ed ossa affinché sia da lui valutata la legittimità dell’esito del processo automatizzato.
Come tutelare i nostri diritti?
L’attuale disciplina europea non è però sufficiente.Guido Scorzasostiene che sia necessaria una regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificialea livello internazionale. Inoltre, è assolutamente necessario un progetto di educazione del cittadino alletecnologie AI, informando in modo chiaro sui potenziali rischi a cui la loro applicazione espone i nostri diritti. Secondo l’autore, è un errore non aver inserito tale voce tra i punti del PNRR. AnchePaolo Dello Vicarioriconosce l’urgenza di un intervento politico sul tema. Non devono essere messe in dubbio le straordinarie opportunità che l’intelligenza artificialeoffre, ma non può essere compiuto l’errore di non regolare e governare queste tecnologie.
