La sera di giovedì 25 giugno presso piazza XX settembre Ivan Zazzaroni, giornalista sportivo e giudice di “Ballando con le stelle”, ha preso parte a Passaggi Festival per la rassegna “Libri in piazza” e conversando con il giornalista caporedattore centrale del Corriere della Sera Luca Gelmini ha presentato il suo libro “Per vincere domani. Come il calcio italiano può uscire dalla sua crisi più nera”.

 

 

Allenatori e genitori ma soprattutto educatori

 

Una delle tematiche affrontate durante l’incontro da Ivan Zazzaroni è quella della figura dell’allenatore; l’ospite ha citato numerosi esempi di ragazzi che hanno lasciato il calcio a causa del proprio allenatore che non gli concedeva di giocare perché “non abbastanza promettenti”; altri allenatori, come ha raccontato Ivan Zazzaroni, negavano addirittura ai ragazzi nati dopo i primi tre mesi dell’anno di giocare durante le partite perché fisicamente meno robusti degli altri. Tutto ciò che gli allenatori vedono in questi ragazzi è infatti soltanto un futuro profitto e non la volontà di questi ultimi di giocare per puro divertimento.

Ivan Zazzaroni ha poi parlato del rapporto genitori-figli, in particolare in relazione all’ambito dello sport, e del tema del futuro da destinare ai giovani; così come per per gli allenatori, molti genitori sono interessati a far giocare i figli a calcio o a praticare qualsiasi altra attività con la speranza di fargli raggiungere il successo e di portare a casa un guadagno. I genitori realmente interessati a garantire il divertimento dei propri figli, soprattutto negli ambienti sportivi, sono ormai pochi. L’ospite, inoltre, ha fatto riferimento ad una città in cui addirittura è stato vietato giocare a calcio nei parchi pubblici.

“Giocano solo i figli”

Ivan Zazzaroni ci parla del 16 maggio 2004 come il giorno che dà inizio ad un periodo di cambiamenti: in quella data ha infatti lasciato il calcio Roberto Baggio; l’ospite ha raccontato che, da quel momento, non ci sono più stati giocatori come Totti, Cannavaro, o Del Piero ma l’Italia è stata in grado soltanto di produrre talenti senza evolverli.

L’autore ha poi dichiarato che il titolo del suo libro doveva essere “Giocano solo i figli”, innanzitutto per i motivi sopracitati ma anche perché, mentre in altri paesi vediamo calciatori di 17-18 anni, in serie A in Italia si raggiunge un alto livello solo ad un’età più avanzata e soprattutto questo cosiddetto “alto livello” rimane comunque più basso di quello di altri paesi.

Ivan Zazzaroni definisce infine i nostri “nuovi” calciatori come tutti simili tra loro, difficilmente rivendibili e con poca fame, conseguenza di guadagni troppo elevati già da quando hanno poco più di 20 anni, come è stato possibile vedere nella partita di qualificazione ai mondiali Italia-Bosnia. L’autore riprese la tematica dei profitti troppo elevati dei giocatori in relazione ai fondi invece insufficienti che costrinsero l’Italia a selezionare per la nazionale più giocatori stranieri che italiani per convenienza, pur avendo 89 italiani a disposizione, e a far si che altri paesi, in particolare l’America, acquistassero ben 13 squadre italiane.

 

 

I social e la causa Crans-Montana

 

In riferimento alla domanda di Luca Gelmini sul fatto che Ivan Zazzaroni fosse o meno parte del “tribunale” dei social, l’ospite ha espresso il suo disappunto parlando del rapporto tra la stampa e i social e dicendo che “Se tutti fanno i giornalisti sportivi nessuno è un giornalista sportivo”, definendo poi il giornalismo sportivo morto.

Inoltre ha narrato del suo contributo ai ragazzi rimasti feriti nell’incidente al Constellation di Crans-Montana. Tramite i social media, infatti, Ivan Zazzaroni ha chiamato sportivi, cantanti e celebrità per passare alcuni momenti presso gli ospedali in cui i giovani feriti sono ancora ricoverati e per tenersi in contatto con le famiglie delle vittime. Inoltre, Ivan Zazzaroni ha richiesto al ministro della salute un aiuto economico per le famiglie dei ragazzi ustionati che avrebbero dovuto affrontare la spesa delle costosissime guaine e alla domanda “Perché lo fai?” ha risposto “Perché mi fa bene”.

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