Caffo-Passaggi-Festival-2021.

Venerdì 18 giugno il FilosofoLeonardoCaffoha aperto la Rassegna di saggisticaLibri alla San Francescocon il suo libro “Essere Giovani” (Edito daPonte delle Grazie), l’autore ha conversato con la critica letteraria

Un cambiamento di prospettiva

Nel libro si parla digioventùma non di unagioventùanagrafica. Questa, infatti, viene descritta come uno stato di grazia dal quale si può uscire ed entrare durante il corso della propria vita. Su tale possibilitàCaffoha costruito il suo lavoro ipotizzando unafilosofiache organizzi le categorie del mondo dalla prospettiva dei più giovani. Lafilosofiaoccidentale, che viene maggiormente studiata negli ambienti accademici, è, infatti, unafilosofiache nasce dalle domande che si sono posti uomini adulti, quasi sempre bianchi ed Europei. La rivoluzione cheCaffoci propone di fare è, pertanto, profonda e, in qualche modo, destabilizzante: assomiglia a quel passaggio che da diversi anni viene proposto dagli studi umanistici globali, attraverso i quali si intende superare la nostra concezione tipicamente eurocentrica del sapere. Ciò cheLeonardo Caffoci invita a considerare attraverso le pagine del suo libro, però, è un cambiamento di prospettiva non più geografico ma anagrafico.

Perché la gioventù?

Perché, come ha spiegatoCaffodurante l’incontro, caratteristica dellagioventùè proprio l’incapacità di arrivare all’universale senza prima passare dal particolare. Vera essenza dellagioventù, infatti, è lo stare vivere il momento contingente, il qui ed ora, e comportarsi di conseguenza: lagioventùci da la possibilità di stare nel momento in cui si è. Mentre gli adulti sono costantemente orientati al futuro e, in questo modo, condannati ad una totale incapacità di radicarsi, ai ragazzi rimane aperto l’accesso ad una metafisica della presenza. Mentre gli adulti sentono la necessità di intrappolare tutto in determinate categorie, i bambini sembrano comprendere meglio che esiste uno stato di cose del mondo in cui le cose sono solo lì come sono. Questo vivere il presente significa non perdere la capacità di avere stupore nei confronti del mondo. Gli unici che possono provare esperienza estetica, secondoCaffo, infatti sono proprio i ragazzi.

Come recuperare questa dimensione perduta?

Leonardo Caffoci mette in guardia, però, da una possibile banalizzazione del messaggio: il suo lavoro, infatti, non ci dice che essere giovani sia necessariamente bello ma dovrebbe portarci a ripensare a quanto e perché nella nostra società venga sopravvalutato, e spesso accelerato, il processo di maturazione. L’autore, infatti, ci invita a porci alcune domande: qual è il sistema dogmatico per cui noi abbiamo accettato di diventare adulti? Perché abbiamo accettato di invecchiare? Esiste nel nostro stesso modello di vita uno stato in cui tutto è diverso? Si può ambire in qualche modo a questo stato?Caffoci dice di sì, proprio perché lagioventùnon è solamente un fattore anagrafico. Non si tratta sicuramente di un processo facile poichè la società in cui viviamo è la prima ad ostacolarci. È comodo, infatti, che si invecchi prima del tempo per un sistema, quello capitalista,  che ci vuole consumatori facilmente manovrabili e controllabili: i giovani, d’altra parte, sono completamente imprevedibili e per questo si chiede loro di maturare in fretta.

La filosofia e l’arroganza assurda di cambiare le cose

Il libro ha la funzione di capire se lagioventùsia un qualcosa a cui si possa tendere per tornare, così, a riconsiderare un sistema di pensiero e di vita al quale potremmo sembrare condannati. La provocazione diCaffosta proprio nel dire che, come lagioventù, lafilosofiadeve avere l’arroganza assurda di cambiare le cose e immaginare il modo di sovvertire tutto e che, per questo motivo, in fondo non esistefilosofiaal di fuori dellagioventù.

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