Quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte diLeonardo Da Vinci, considerato Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento.
Un uomo universale, o genio universale è una persona incredibilmente erudita, che eccelle in molteplici campi. Effettivamente la figura diLeonardo Da Vinciè difficilmente inquadrabile in una specifica categoria: egli fu inventore, scienziato, trattatista, architetto, progettista ma anche uno dei più grandi artisti delRinascimento italiano: si dedicò infatti alla pittura, alla scultura, al disegno e, come forse in pochi sanno, anche alla musica.
LEONARDO MUSICISTA
Un aspetto poco noto diLeonardo Da Vinciè sicuramente il suo interesse per la musica definita da lui stesso“raffigurazione dell’invisibile”.
Oltre a dedicarsi alla composizione,Leonardo Da Vincisi dedicò anche alla progettazione di alcuni strumenti, uno dei più famosi è il tamburo meccanico trainato da animali o azionato da leve.
Sembra inoltre cheLeonardo Da Vincifosse anche solito cimentarsi in esibizioni canore accompagnato da una lira, ovviamente costruita da lui stesso.
Stando, inoltre, alla biografia scritta daGiorgio Vasari, un altro genio del Rinascimento,Leonardo Da Vinciaveva una voce bellissima ed una naturale propensione al canto.
IL FALLIMENTO: L’ALTRA FACCIA DELLA SCOPERTA
“Vedesi bene che Lionardo per l’intelligenza de l’arte cominciò molte cose e nessuna mai ne finì, parendoli che la mano aggiugnere non potesse alla perfezzione dell’arte ne le cose, che egli si imaginava, conciò sia che si formava nell’idea alcune difficultà sottili e tanto maravigliose, che con le mani, ancora ch’elle fussero eccellentissime, non si sarebbono espresse mai.”
Questo è ciò che si legge nella precedentemente citata biografia scritta daVasari. Furono molti, infatti, gli esperimenti falliti o comunque accantonati da Leonardo stesso.
Il più famoso di tutti rimane il progetto del volo: numerosi sono i manoscritti in cuiLeonardotrattò temi come la resistenza dell’aria o i suoi moti ed in cui compaiono i disegni di macchine progettate per il volo dell’uomo; nonostante ciò sappiamo cheLeonardo Da Vincinon riuscì mai a venire a capo di questo progetto e non staccò i piedi da terra.
In campo artistico uno dei fallimenti più noti ful’affresco della battaglia di Anghiaricommissionato aDa Vincinel 1504 per ricoprire un’intera sala diPalazzo Vecchio.
Per questo affrescoLeonardo, che frequentemente sperimentava nuovi metodi pittorici combinando tecniche già note e materiali innovativi, decise di utilizzare un impasto di pigmenti e cera d’api che non era mai stato usato per un lavoro di quelle dimensioni in quanto per fissarsi la pittura aveva bisogno di una fonte di calore vicina e che durasse per molto tempo.
Una volta ultimato l’affresco, infatti,Leonardoed i suoi assistenti passarono un’intera notte cercando di riscaldare con dei piccoli bracieri la parte inferiore dell’affresco. I colori nella parte superiore, però, si sciolsero ed il mattino successivo Leonardo dovette riconoscere il fallimento.
BELLO, DI BUON CARATTERE ED ANCHE VEGETARIANO
Ebbene sì, tra i tanti primati che vanno riconosciuti aLeonardo Da Vincic’è anche quello di essere uno dei primi vegetariani di cui si ha testimonianza storica.
Andrea Corsali, un navigatore toscano, infatti, in una lettera indirizzata aGiuliano de’ Medici, scriveva che “Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”.
Stando alla testimonianza di VasariLeonardoera animato da un forte amore per gli animali. Un aneddoto riportato sempre daVasari, infatti, ci racconta di quando aFirenze, passando davanti alle gabbie degli uccelli messi in vendita,Leonardodecise di acquistarli per poi liberarli tutti.
Sappiamo inoltre, sempre grazie alla testimonianza diGiorgio Vasari, cheLeonardo, oltre ad essere un uomo virtuoso, era anche di bell’aspetto ed elegante:
“Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione; e tanta e sì fatta poi la virtù, che dovunque l’animo volse nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute. La forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’animo e ‘l valore, sempre regio e magnanimo. E la fama del suo nome tanto s’allargò, che non solo nel suo tempo fu tenuto in pregio, ma pervenne ancora molto più ne’ posteri dopo la morte sua. […] Era tanto piacevole nella conversazione che tirava a sè gl’animi delle genti”
