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Quella di Lucio Presta è una vita nel segno dello spettacolo: prima ballerino sui palcoscenici più prestigiosi, poi, dietro le quinte, manager, produttore e agente tra i più influenti d’Italia, al fianco di alcuni dei più celebri artisti e personaggi televisivi. Un percorso che Presta ha raccontato nel libro “L’uragano. Sole, fulmini e saette” (Piemme) presentato al Pincio di Fano nella giornata inaugurale di Passaggi Festival, rassegna “Fuori Passaggi“. L’autore ne ha parlato sul palco con Sara Manfuso, opinionista televisiva e giornalista in un incontro che ha unito passato e presente del piccolo schermo, tra ritratti pubblici e privati, aneddoti, ricordi e nuove sfide.

 

 

‘Da Cosenza è partito l’uragano’

 

Il racconto di una vita non poteva che partire dal titolo. Ad ispirarlo, racconta Presta, è stato un verso della poesia che gli dedicò Roberto Benigni in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Dice così: «Da Cosenza è partito l’uragano» e per la copertina, quindi, è stata scelta inevitabilmente quella parola, sintesi poetica ed efficace di un carattere impetuoso. L’amicizia e il sodalizio professionale tra il manager e il Premio Oscar, durano da oltre quarant’anni e hanno dato vita, come l’autore sottolinea con orgoglio, a «cose che resteranno anche dopo di noi».
Oltre a quella con Benigni il capitolo delle amicizie è amplissimo. Grandi professionisti, personalità talvolta difficili da gestire, affetti destinati a durare nel tempo e rotture insanabili: i rapporti umani occupano un ruolo centrale nella vita dell’autore, al punto da scandirne le tappe più significative.

 

 

Nei rapporti umani le tappe di una vita

 

Da Heather Parisi, che Lucio Presta ringrazia definendola «la prima artista della mia vita», in quel momento la più ambita della televisione italiana e con la quale, afferma, “ho debuttato subito in serie A”, alla storica rivale di lei, Lorella Cuccarini, di cui l’autore mette in evidenza la caparbietà e la determinazione nello studio e nel lavoro. Dagli aneddoti scherzosi con Beppe Grillo, al legame professionale con Franco Miseria, al fianco di Lucio Presta in ben dieci Festival di Sanremo. Un rapporto fortissimo questo che, a distanza di anni, rilancia con nuovi progetti: «ci siamo messi in testa di fare un documentario sulla nostra storia artistica» rivela l’autore «perché abbiamo ancora molte cose da raccontare».
E ancora, i rapporti di amicizia e di lavoro che si sono irrimediabilmente frantumati -è il caso di Amadeus sul quale Presta dichiara “le nostre strade non si incroceranno mai più”- e quelli che, invece, non potranno mai chiudersi, in nome di un affetto profondo che va oltre le ferite. Così è per Paolo Bonolis al quale l’autore ha dedicato nel libro un intero capitolo intitolato ‘L’amico che mi manca’ e per il quale, ribadisce, la porta resterà sempre aperta.

 

 

Le origini nel ballo, tra passione, caso e destino

 

Presta inizia ad amare la danza dopo aver assistito all’esibizione di due grandi ballerini, John Lei e Flora Torrigiani. Fu proprio il loro talento ad accendere in lui una passione che sarà poi benedetta dal caso (o scritta nel destino). L’autore si era ripromesso che avrebbe fatto il ballerino se mai avesse incontrato Lei di persona. E quando l’incontro, del tutto fortuito, avvenne davvero, in un ristorante di Milano, non gli restò che mantenere fede all’impegno preso con se stesso e perseguire la strada dello spettacolo. Entrò ben presto nel corpo di ballo di Fantastico, trasmissione per eccellenza del sabato sera Rai, dove restò per ben cinque edizioni.

 

 

La televisione oggi: andare incontro al pubblico e privilegiare i contenuti

 

Due le problematiche nella televisione di oggi sulle quali Lucio Presta richiama l’attenzione della platea fanese.
La prima, sulla quale l’autore sta portando avanti una battaglia nei confronti dei dirigenti Rai e Mediaset, riguarda il progressivo slittamento degli orari televisivi. Presta considera l’inizio delle trasmissioni in prima serata alle 22 una «cosa insopportabile e irrispettosa del pubblico» perché non tiene conto di chi lavora e, in generale, delle abitudini di vita di cittadini e famiglie. La seconda è la qualità complessiva dell’offerta: «non voglio tornare alla televisione di una volta – sostiene– ma bisogna pure che si faccia qualcosa per migliorare il valore della televisione». Il rischio, avverte, è quello di una progressiva frammentazione dell’audience, sempre più orientata a costruirsi un proprio, personale palinsesto attraverso le piattaforme digitali. A questo, Presta lega l’auspicio che la partecipazione ai programmi televisivi torni ad essere un punto di arrivo, il risultato di un’effettiva maturazione professionale e non che si assista, invece, al percorso contrario, per il quale si va in tv da sconosciuti alla ricerca di una fama che, senza basi reali, rischia di trasformarsi in un’enorme delusione.
Infine, si tornino a privilegiare i processi creativi: se in passato la televisione era il risultato di una lunga costruzione, «prima la pensavano – ricorda Presta – poi la scrivevano, poi la provavano e poi andavano in onda», oggi, secondo l’autore, nelle redazioni televisive ci sarebbero sempre meno figure dedicate alla scrittura e all’elaborazione dei contenuti, sostituite da professionisti concentrati prevalentemente sulla costruzione delle scalette e sui meccanismi di scena.
Insomma, c’è la necessità di fare – o rifare – una tv che, proprio come un libro, si lasci leggere, sappia raccontare, contenga più storie e meno tecnicismi.

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