Valentina Bartolucci e Giorgio Gallo Passaggi Festival

“Possiamo immaginare un mondo in cui la guerra non sia più la risposta, ma solo un ricordo lontano? Un mondo in cui le divergenze si affrontino senza distruggere l’altro, senza ricorrere alla violenza? La pace, oggi, non è più solo un sogno da coltivare, ma un bisogno concreto”

Con queste parole, tratte dal saggio Costruire la pace in un mondo in guerra di Valentina Bartolucci e Giorgio Gallo, si è aperto il primo incontro della XIII edizione di Passaggi Festival. A dialogare con gli autori è stato il fondatore del M.I.R. (Movimento Internazionale della Riconciliazione) e della Scuola di Pace della diocesi di Fano-Fossombrone Luciano Benini, che ha dato il via a una riflessione sulle strategie per prevenire la guerra.

 

Pace come chiarezza di vita per tutti

Costruire la pace in un mondo in guerra è un saggio riflessivo, che nasce con l’ambizione di proporre alternative alla guerra e rispondere a una domanda che spesso gli autori si sono posti: “è possibile un mondo in cui il mezzo armato non è la migliore e unica risposta?
A guidare l’analisi di Bartolucci e Gallo è il desiderio di pace espresso dalla gente comune: un sondaggio condotto a ottobre 2024 ha, infatti, dimostrato che il 57% dei cittadini italiani è contrario all’aumento delle spese militari, che potrebbero raggiungere i 40 miliardi di euro entro il 2028.
La pace a cui si riferiscono i due autori è ben diversa dalla pax latina, basata su un accordo, il pactum, e definibile come assenza di guerra. Essi si ispirano, invece, alla shalom ebraica, una pace intesa come “chiarezza di vita per tutti”. A questo concetto, Gallo avvicina quelli espressi all’articolo 3 della Costituzione italiana, ossia il principio di uguaglianza e quello di pari dignità sociale.

 

Studiare la pace: un’alternativa al conflitto

In un mondo che conosce bene le strategie di guerra, le meccaniche della pace restano spesso sconosciute.
Nonostante gli studi sulla pace possano contare su un patrimonio di riflessioni ricchissimo, in Italia questo ambito è poco approfondito. Il nostro Paese può essere descritto come un “Paese analfabeta sul conflitto”, poiché non approfondisce tale tema in mancanza di dati e informazioni precise.

Giorgio Gallo nel corso dell’incontro afferma che tutti siamo ormai abituati a rispondere con la guerra: basta pensare all’attacco alle torri gemelle del 2001, con la quale ha avuto inizio la guerra al terrorismo, o all’emergenza rifiuti nel Sud Italia, in cui la risposta immediata fu pensare all’invio dell’esercito.
Costruire la pace in un mondo in guerra tra i suoi obiettivi si pone quello di fornire una vera e propria “cassetta degli attrezzi”, colma di strumenti che aiutino a costruire una risposta alternativa alla guerra. Tra questi strumenti vi è anche il corso di laurea in Scienze della pace, di cui Valentina Bartolucci è la prima laureata in Italia. A livello internazionale questo percorso di studi è ormai consolidato, mentre in Italia è ancora una facoltà emergente e non sistematizzata.

 

Guerra e conflitto

Bartolucci distingue nettamente il concetto di guerra da quello di conflitto: mentre la guerra è la degenerazione del conflitto nel momento in cui subentra la violenza, il conflitto è un fenomeno quotidiano e va valorizzato, in quanto aiuta a crescere se risolto senza violenza.
A sostegno di questa idea, Gallo ha ricordato alcuni esempi di resistenza non armata nella storia italiana: durante la Resistenza, la prima preoccupazione dopo aver liberato i territori era tutelare i singoli cittadini e le loro opportunità: forse per questo motivo il controllo di quelle zone fu presto perduto.
Per spiegare questa differenza, gli studi sulla pace utilizzano spesso una metafora presa in prestito dal mondo della medicina. Il conflitto è come un corpo umano in cui sorge una malattia; se non si interviene subito per risolvere, ma si aspetta che il corpo si metastatizzi, non vi saranno più possibilità di rimedio e la malattia non potrà più essere curata. Questa metafora esprime la necessità, di fronte a un conflitto, di prevenire e impedire che questo degeneri, appunto, in guerra.

C’è scritto nella Bibbia che chi salva una vita umana ha salvato il mondo

Conclude Gallo, attraverso un riferimento al film Lista Schindler, che esprime perfettamente il concetto di un cambiamento non immediato, ma piuttosto progressivo e graduale.

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