Domenica 28 giugno Passaggi Festival ha ospitato per la rassegna “Calici di scienza” presso la sala da tè L’uccellin bel verde Michele Loreti, docente dell’Università di Camerino, che ha trattato il tema dell’intelligenza artificiale attraverso un incontro intitolato “Ulisse e le Sirene digitali – L’Arte di Ascoltare senza Perdersi”.
La macchina per fare i compiti
Michele Loreti ha cominciato l’incontro citando una fiaba di Gianni Rodari, “La macchina per fare i compiti” (in “La macchina per fare i compiti e altre storie“, Editori Riuniti) in cui un bambino sogna di scambiare il suo cervello per una macchina che avrebbe svolto tutti i compiti al suo posto, scambio che finisce per renderlo così leggero da farlo volare via e costringere suo padre a rinchiuderlo in una strettissima gabbia. L’intento di Gianni Rodari era quello di far raggiungere alle persone un livello di scolarizzazione elevato tramite lo svolgimento dei compiti. La cosiddetta “macchina per fare i compiti” descritta nella fiaba è oggi l’AI.
Ulisse e l’albero maestro
L’ospite ha paragonato la nostra situazione attuale a quella di Ulisse e i compagni nell’episodio delle Sirene nell’Odissea: le Sirene richiamano il poter gestire la conoscenza assoluta. Per difendersi da queste ultime, Ulisse ordina ai compagni di tapparsi le orecchie e quindi di escludere, come dovremmo fare noi con l’intelligenza artificiale in alcuni ambiti.
Ulisse stesso, invece, non si copre le orecchie ma si fa legare all’albero maestro in quanto, essendo stato allertato dalla maga Circe, sa cosa lo aspetta e può reagire. L’albero maestro della nave di Ulisse rappresenta per noi il modo in cui vanno utilizzati strumenti come l’AI, ad esempio analizzando le risposte che ci dà per non perdere la nostra autonomia di giudizio limitandoci a leggere il riassunto che ci viene fornito.
Il rapporto tra rete e conoscenza
Michele Loreti ha poi esposto al pubblico la grande differenza, che va al di là del contesto, tra uno studioso del Medioevo e uno studioso dell’età moderna: la memoria. Nel Medioevo anche solo per leggere un libro era necessario compiere un viaggio, spendere del tempo, ad esempio, nell’abbazia dov’era conservato e infine impararlo a memoria poiché spesso impossibile rileggerlo o trascriverlo, essendo molte persone in grado di leggere ma non di scrivere. Oggi, invece, la rete ha cambiato il modo di affrontare la conoscenza: abbiamo infatti tantissime fonti, che noi dobbiamo capire se sono attendibili o meno tramite il nostro senso critico, che funge proprio da albero maestro a cui attaccarci.
L’educazione come unica ancora di salvezza
In un periodo di grandissima evoluzione tecnoligica, in cui ci risulta praticamente impossibile prevedere in che modo cambieranno strumenti come l’AI anche solo nell’arco di 5 anni, dobbiamo cambiare la modalità con cui affrontare la preparazione. Risulta necessaria innanzitutto una distinzione tra gli adulti che hanno vissuto l’avvento di questi strumenti e i giovani che sono invece nati con questi strumenti: i primi, infatti, dovranno approcciarsi a questi ultimi per prenderci confidenza, per i secondi si dovrà invece ripensare a tutto il processo formativo.
L’AI è uno strumento molto utile ma che, se approcciato in maniera utilitaristica, può avere delle “allucinazioni” e malfunzionamenti: è a quel punto che diventa per noi fondamentale la capacità di usarlo correttamente e possedere la consapevolezza necessaria non solo per utilizzarlo ma anche per guidare le nuove generazioni ad un suo corretto impiego.
Michele Loreti ha proposto l’abbandono della conoscenza sistematica delle cose, poiché non ci permette di sviluppare il nostro senso critico, l’acquisizione di un approccio sfidante verso l’AI, che deve darci degli spunti e non dei punti da copiare, e l’introduzione di un nuovo tipo di allenamento che miri soprattutto al saper discriminare le fonti invece che all’imparare a memoria. Fondamentale inoltre per ognuno è acquisire delle competenze uniche che ci permettano di avere un futuro e di non diventare schiavi, come infatti è accaduto quando, con l’avvento dell’AI, molti dipendenti di aziende sono stati licenziati perché sostituibili e non necessari.
