Nello-Cristianini-Passaggi-Festival-2026_06_26

Dal titolo in latino alla necessità di trovare parole nuove, per dare un nome a cose che il nome ancora non ce l’hanno. E’ un viaggio complesso e affascinante quello di ‘Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine‘ (Il Mulino) il nuovo libro di Nello Cristianini, esperto internazionale di machine learning e voce di riferimento nel panorama dell’Intelligenza Artificiale, materia della quale è professore da oltre vent’anni nel Regno Unito. Un viaggio che ci porta dentro un mondo in trasformazione, per gran parte ancora sconosciuto. L’autore ne ha parlato a Passaggi Festival all’interno della rassegna FuturoPresente, in dialogo con l’imprenditore tech e AI Paolo Dello Vicario .

 

La macchina l’abbiamo addestrata, non l’abbiamo fatta

 

Il volume presentato a Fano segue alla trilogia delle macchine pensanti costituita da ‘La scorciatoia’ (2023), ‘Machina Sapiens‘ (2024) e ‘Sovrumano‘ (2025) – tutti editi da Il Mulino – con la quale Cristianini ha introdotto il grande pubblico nei complessi meccanismi dell’IA.
La ricerca contenuta nel libro parte da una domanda: cosa significa comprendere per una macchina intelligente, di che tipo di intelligenza parliamo? L’autore inquadra il concetto: in questo campo l’intelligenza è l’abilità di risolvere un problema mai visto prima, in autonomia. Non si tratta quindi di autocoscienza, anima, emozioni o sentimento, questi concetti, dice, non fanno parte del discorso.

Ma la strada, bellissima, è altrettanto ardita: le macchine che cerchiamo di decifrare nei loro meccanismi più reconditi non le abbiamo programmate, le abbiamo coltivate. Ovvero sono frutto di un percorso che può dirsi esperienziale, basato sugli esempi, il machine learning appunto. Il procedimento si fonda sull’analisi di enormi quantità di dati all’interno dei quali avviene l’individuazione di schemi ricorrenti (‘pattern’) che portano la macchina alla creazioni di modelli e poi a formulare decisioni in autonomia.
Semplificando, un tipo di machine learning è quello per il quale la macchina impara a distinguere un gatto da un cane dopo aver visto tante, tantissime foto dell’uno e dell’altro. Insomma, diamo ai computer degli esempi, li accompagniamo nell’apprendimento, ma non sappiamo cosa c’è dentro.
Perché, come avverte Cristianini, la macchina l’abbiamo addestrata, non l’abbiamo fatta.

 

 

Dai sistemi più semplici all’anima

 

Il viaggio verso la conoscenza di questo nuovo mondo parte da un sistema di intelligenza artificiale più semplice e quindi un po’ meglio comprensibile: si chiama AlphaZero ed ha raggiunto un livello sovrumano nel gioco degli scacchi. Qui la ricerca ha evidenziato neuroni che si accendono solamente alla vista di uno scacco matto: la macchina ha imparato da sola e non ripete ‘a pappagallo’ ma comprende ciò in cui si applica. Nelle reti più complesse, invece, sappiamo che ad attivarsi di fronte ad alcuni concetti – che possono essere concreti o astratti – sono interi gruppi di neuroni. E’ un tentativo di lettura del mondo.

Ma c’è dell’altro, un livello ancora più elevato, altre cose che le macchine fanno ma che non riusciamo a comprendere. A tal punto che, evidenzia Nello Cristianini, un’azienda come Anthropic ha affidato a una filosofa scozzese, Amanda Askell, il compito di capire come comunicare con questi sistemi. Alla fine, Askell ha deciso di parlarci: scrive delle lettere che spiegano alla macchina cosa vuol dire comportarsi bene. Il documento scaturito da questo metodo stabilisce principi etici, regole di comportamento e valori fondamentali. La chiamano la ‘costituzione di Claude’. In precedenza, però, a livello informale, la chiamavano la sua ‘anima’.

 

 

Imparare dalle storie

 

Come leggere, quindi, i contenuti di una mente scritta con un linguaggio che non comprendiamo? L’incontro finisce con un’apertura all’esperienza, al dubbio, alla curiosità, al “coraggio di fare cose strane”, alla necessità di trovare parole diverse, di imparare dalle storie (“questo libro -dice Cristianini– è una raccolta di storie”) perché non abbiamo teorie. Con l’aiuto di giovani scienziati – più volte l’autore ha rimarcato l’importanza di ascoltare e lavorare con i giovani ricercatori – di studiosi che arrivino da altre discipline, biologia, psicologia e, appunto, filosofia. Di un’altra ‘forma mentis’ che va creata oggi.

Perché quando si parla a una macchina che risponde non è più soltanto matematica o ingegneria meccanica: “questo -conclude Cristianini– “è il momento degli artisti“.

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