Nel corso dell’ultima serata della quattordicesima edizione di Passaggi Festival, Nando dalla Chiesa ha condiviso con il pubblico di Piazza XX settembre un emozionante ricordo della moglie Emilia Cestelli, scomparsa nel 2021. Ad accompagnare il professore nella presentazione del suo libro “La ragazza di Vicolo Pandolfini” (San Paolo), dedicato alla compagna di vita, c’era la giornalista Alessandra Longo.
Una protagonista libera di volare
Con la scrittura di “La ragazza di Vicolo Pandolfini”, Nando dalla Chiesa ha voluto “mettersi nei panni di chi parla di una donna amata”. Per fare ciò ha scelto una tecnica narrativa particolare, l’unica secondo lui in grado di non “sottrarre alla protagonista la possibilità di volare”. Non solo la narrazione è in terza persona ed è affidata a colui che è prima il ragazzo, poi il fidanzato e infine il marito della ragazza di Vicolo Pandolfini, ma nel libro non compaiono nomi. Quella che inizialmente può apparire una soluzione che rischia di far perdere al racconto emotività, in realtà ha alla sua base una scelta precisa, come ha spiegato l’autore. Per tutta la vita Emilia, nei racconti degli altri, ha subito la presenza del marito e Nando dalla Chiesa voleva evitare che ciò accadesse anche nel suo libro. Inoltre, come ha aggiunto Alessandra Longo, con questa tecnica narrativa la loro storia appare come una fiaba.
Un discorso notturno e un pesciolino rosso
L’autore ha raccontato che questo è l’unico libro che ha scritto senza un progetto, senza aver elaborato un indice preventivo, ma semplicemente annotando un ricordo dietro l’altro. I punti di partenza da cui ha iniziato la stesura sono due scritti di qualche anno fa, entrambi dedicati ad Emilia: il discorso notturno “D’infinito e provvisorio”, con cui dalla Chiesa ha concluso la decima edizione di Passaggi Festival ad un mese dalla scomparsa della moglie, e una simpatica novella, in cui l’autore aveva raccontato il particolare rapporto che legava Emilia e il pesciolino rosso della famiglia.
Da Vicolo Pandolfini alla storia d’Italia
L’amore di Nando dalla Chiesa ed Emilia era caratterizzato da un profumo, quello dei gelsomini di Vicolo Pandolfini a Palermo. Il vicolo non aveva né ingressi né numeri civici, su di esso si affacciano i giardini di case signorili da cui spuntavano rami di gelsomini. Quella strada, con la sua riservatezza, rappresentava un perfetto luogo in cui incontrarsi per momenti di tenerezza nei primi anni del loro amore.
“La ragazza di Vicolo Pandolfini” non è, però, solo un libro privato. Ci sono anche le storie di Palermo, riferimenti all’assassinio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e agli anni di rivoluzione della lotta alla mafia e al terrorismo. Il contesto storico si fonde con il racconto di Emilia, una donna che ha accettato i rischi cui andava incontro e le cattiverie che avrebbe potuto ricevere entrando a far parte della famiglia dalla Chiesa senza fare mai un passo indietro di fronte alle responsabilità, ma mantenendo sempre la leggerezza che la caratterizzava.
L’impegno sociale di Emilia
Nando dalla Chiesa ha fornito al pubblico di Piazza XX Settembre una testimonianza dell’impegno sociale in cui si è spesa Emilia durante la sua vita. Qualche anno fa, il quartiere milanese in cui vivevano di notte diventava un luogo di prostituzione minorile. Tra le varie proposte degli abitanti, tutte basate su un approccio aggressivo, spiccava quella di Emilia: occupare tutti insieme la strada durante la notte, portandosi da casa una sedia, libri e musica per passare il tempo e persino del vin brulè per riscaldarsi durante le ore più fredde. L’iniziativa non solo ha allontanato chi gestiva queste pratiche illecite, perché “non può esserci prostituzione dove ci sono strade piene”, ma ha fornito agli abitanti del quartiere un’occasione per conoscersi tra di loro e passare qualche ora in compagnia. Emilia ha insegnato a tutti che si può lottare in modo pacifico e gentile.
I racconti di Nando dalla Chiesa e Alessandra Longo hanno permesso a tutti i presenti di passare una serata insieme ad Emilia: una donna di grande spessore morale e culturale, impegnata civilmente e, soprattutto, capace di grandi sorrisi e genuine risate.
