Rim ama le parole, ma nel suo paese le parole costano care. Non si possono prendere in prestito, scambiare di nascosto e men che meno rubare. Le pene, per i ladri di parole, sono severissime. Le parole si pagano. Sono bestioline volanti grandi quanto un dito ed esistono solo in cattività, chiuse nelle loro gabbiette. Rim non sa che un tempo le parole vivevano libere e si potevano imparare a piacimento, erano di tutti e di nessuno. Non lo sa, finché non incontra Witzold. Mendicante decrepito che parla come un re, ex ladro di parole, Witzold ha radunato in segreto un grande stormo, il ParLi (Comitato Parole Libere). Rim scopre che le parole, fuori dalle gabbie, sono creature intelligenti e leali. È stato Oblivio, lo stregone, a imprigionarle tutte, per
poi allevarle come polli e venderle al mercato. Il vecchio e la ragazzina escogitano un piano folle per liberare le parole una volta per tutte. Al loro fianco c’è solo Pun, il migliore amico di Rim, e un manipolo di parole pronte a tutto. Tra cocomeri
giganti usati come nascondiglio, parole da combattimento, spie, formule magiche e calembour, metamorfosi e sacrifici, un’avventura comica e spaventosa, in bilico tra Rodari e Philip Pullman, tra Toti Scialoja e Roald Dahl.


 

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