Tamàs Gyurkovics Passaggi Festival

Protagonista della rassegna diPassaggi FestivalEuropa mediterraneanella giornata di giovedì 23 giugno è statoTamàs Gyurkovicscon “Emicrania. Storia di un senso di colpa” edito daBottega Errante. L’autore ha conversato conGiulia Ciarapica,scrittrice e critica letteraria e l’incontro si è tenuto nella splendida cornice dellachiesa di San Francesco.

Erno Spielmann e il suo compito

Quella che ci raccontaTamàs Gyurkovicsè una storia vera, incentrata sul personaggio diErno Spielmann. Un uomo mite ed allegro, trasferitosi insieme ad altri ebrei in Israele, a seguito delle deportazioni nei campi di sterminio.Ernoperò si porta dentro un segreto pesantissimo, destinato ad essere presto svelato. Nel campo di Auschwitz-Birkenau egli aveva un ruolo preciso: era il custode dei gemelli diMengele. Come si può intuire già dal titolo del romanzo, è centrale nella storia la tematica del senso di colpa. E come ha fattoErno Spielmanna vivere con questo senso di colpa? Come poteva condurre un’esistenza tranquilla e pacifica sapendo che il suo ruolo era quello di portare alla morte bambini innocenti? È semplice: egli non poteva vivere così ed era destino che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori, e ciò accade quando si svolge il processo di Eichmann.

La valigia di Mengele

Il romanzo è diviso in sei parti ed è costituito da emozioni dense, nette. Nella prima parte della storiaSpielmanncerca di confessare alla moglie quale fosse il suo vero ruolo all’interno del lager, nella seconda invece egli si trova ad ascoltare per radio il processo ad Eichmann.Tamàs Gyurkovicsin precedenza ha scritto già un altro libro sulle tematiche dell’olocausto: “Mengele bőröndje” (“La valigia di Mengele”). Si tratta di un romanzo che parla della figura diMengelein prima persona. Nella prima parte del raccontoMengelescappa in Sudamerica e nella seconda si sottopone a processo, un processo mai avvenuto nella realtà. Cercando materiale per questa storia,Tamàssi è imbattuto in tantissime testimonianze che narravano di un latro personaggio, il nostroErno Spielmann. Da qui è nata l’idea di scrivere un altro libro, di dare voce ad un’altra testimonianza. Nel primo libro si parla diSpielmannsolo come testimone, raccontare questa storia ha permesso aTamàs Gyurkovicsdi essere contattato dai lettori e di raccogliere moltissimo materiale che parlava di lui, della sua storia.

Le fonti storiche

Corposa ed approfondita è la ricerca storica che c’è dietro la stesura del romanzo. Quando si ha come “materiale” (perdonate il termine sicuramente non adatto) una vita umana si presta molta attenzione a questo, a come e quanto usare la finzione per riempire i buchi. È stata fatta moltissima ricerca, si è dovuto scavare ed a volte intervenire con la fantasia laddove manca il materiale storico. L’autore racconta di essersi ispirato a Hemingway quando parla della punta dell’iceberg: essa costituisce il romanzo, ma quello che c’è sotto (circa i quattro quinti del romanzo stesso) è ciò che dà vita e senso a tutto. Il focus si incentra sulla psicologia dei personaggi, sui loro percorsi emotivi.
Non so come facesse Mengele a vivere senza rimorsi, ho letto tanto materiale su di lui e non c’è traccia di rimorso. Forse è così perché era un sociopatico, non saprei. Volevo che fosse il pubblico a cercare la propria risposta“.
Inizialmente si studiava l’olocausto per imparare una storia che seguiva un preciso codice binario. Settanti anni dopo c’è un altro livello, nelle scuole ancora studiamo ed insegniamo l’olocausto ma cercando di imparare soprattutto dalle zone grigie.Spielmannè un personaggio estremamente rappresentativo della lotta interiore dell’uomo.Ernoera il suo nome ungherese ma quando si trasferisce in Israele cambia il nome e ne sceglie uno ebraico: è un cambio di identità, un’operazione ben al di sopra di un banale cambiamento di nome.

I sabra israeliani

Uno degli scopi dietro la stesura di questo libro era dimostrare che il destino dei sopravvissuti dipendeva dal luogo dove essi avevano ricominciato una vita. in Ungheria il destino era stato l’oblio, negli Stati uniti invece l’appoggio. I sabra sono coloro che sono nati in Israele ed essi vedono i sopravvissuti con vergogna. È impensabile che il loro stesso popolo si sia fatto sottomettere senza difendersi, senza lottare fino allo stremo. Per i sabra c’è vergogna nel cuore di chi non lotta. Non a caso in Israele esiste la giornata del ricordo, ma essa ricorda rivolta del ghetto di Varsavia. Non i milioni di ebrei che hanno perso la vita, sterminati e deumanizzati. Si ricordano gli eroi ed i partigiani ma non le vittime. Il processo ad Eichmann ha portato un enorme cambiamento in Israele, ha mostrato il volto umano dei sopravvissuti. Finalmente ci si è resi conto che anche le vittime sono eroi. Ciò ha cambiato il modo di vedere la shoah nella società israeliana. I protagonisti di“Emicrania. Storia di un senso di colpa” dimostrano che a volte nella vita esistono persone che non vivono in sintonia con la storia. Erroneamente molti interpretano questo romanzo come un romanzo sull’olocausto ma questa inquadratura è troppo riduttiva: è una storia psicologica che parla di amore, famiglia e relazioni. La storia diSpielmannva ben oltre la storia dell’olocausto, questo libro racconta la storia di due viaggi: il primo è quello diSpielmannche si occupava dei gemelli diMengele, una storia che ha quasi un tratto quasi hollywoodiano. Il secondo viaggio racconta diSpielmannche riporta a casa i bambini quando il campo viene liberato (non solo i due gemelli,Spielmannsi incarica di riportare in salvo ben tre dozzine di bambini). L’elemento che affascina è il percorso interiore diErno, un uomo che affronta con coraggio il suo senso di colpa. Non si può dimenticare, dobbiamo preservare il ricordo e custodirlo.

Se dovessi etichettare i miei libri direi che sono libri “umanistici”. Per me sono molto importanti le relazioni ed anche il concetto di famiglia, il mio primo libro l’ho dedicato ai miei figli. Non solo ai miei figli in realtà, vuole essere una dedica a tutti i figli del mondo

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