Vasco Brondi Passaggi festival

Prosegue questa quattordicesima edizione di Passaggi Festival nella cornice del Pincio con la rassegna “Fuori Passaggi“. Protagonista è Vasco Brondi che presenta il suo libro “Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte”, edito da Einaudi. L’autore conversa con Silvia Bombino, Head of news di Will e Chora Media ed al termine dell’incontro è stato insignito del premio Fuori Passaggi 2026

 

 

Il dolce far niente

 

Vasco Brondi è cantautore e scrittore, ad oggi tra i musicisti più rilevanti dei suoi tempi nonché insegnante di yoga e meditazione. Il suo è un libro sui generis, un saggio che emoziona le persone attraverso le sue pagine e che costringe il lettore a riflettere su sé stesso e sul circondario. Le possibilità di lettura sono almeno due: possiamo leggerlo sia come una serie di interessanti aneddoti, sia per specchiarci nelle domande e nei dubbi di Vasco Brondi stesso. L’autore nel corso dell’incontro ci racconta come nel tempo lui abbia imparato a delimitare le cose per non andare in burn out, nella società attuale dell’iperattività, dove più fai e più senti di essere finalmente qualcuno con un senso, con uno scopo. Vasco Brondi ci dice che lui vede questa iperattività come una modalità passiva di fare le cose, ritendendo invece che sia più attivo a volte fermarsi. È innegabile ammettere che a volte faccia proprio parte del lavoro di ciascuno di noi fermarsi. Come dicono i mistici, l’obiettivo è seguire un ritmo diverso da quello delle macchine e creare un vuoto dove possano andare cose magiche, capire che si deve creare quel vuoto per fare in modo che ci possa entrare qualcosa di interessante che non ha solo a che fare con il mio impegno nel farlo. Ad oggi siamo noi stessi sia lo schiavo che il padrone e ci sottoponiamo a ritmi disumani ed alienanti. La lotta di classe è diventata anche e soprattutto interiore, con questo scontro interno tra schiavo e padrone. Per questo diventa importante la ricerca della propria pace come una parte integrante del processo creativo

 

 

Il momento della svolta

 

L’autore ci racconta di come lui ha esordito non conoscendo tante cose, a partire dalla musica stessa. La sua carriera si caratterizza come una serie di esperimenti con la verità, e Brondi ci dice che dopo aver fatto i primi due dischi ha avuto un momento in cui sembrava che lo scopo sarebbe diventato da quel momento in poi cercare posti sempre più grandi dove suonare, sempre più pubblico, passando dai baretti e dalle parrocchie ai club ed ai palazzetti. Questo è stato il momento in cui la ricerca stava diventando la ricerca della hit, non dell’autenticità. Vasco Brondi però non riesce ad accettarsi in questa ricerca orizzontale, il suo desiderio era e rimane oggi quello di trovare una via autentica, personale e profonda. È stato in quel momento che ha capito che il virtuosismo era togliere sempre uno strato in più, andare sempre più nel profondo. Così ha cominciato a conoscere lo yoga e la meditazione, a connettere la voce al centro emotivo. Il punto principale è diventato avere una connessione con il proprio profondo, interessandosi alle pratiche del profondo e lavorando con la verità. Dopo due dischi il cantautore si è preso quattro anni per viaggiare sia internamente che esternamente, cominciando dallo scoprire le grandi capitali. Il punto di svolta è stato quando si è ritrovato a misurarsi più con la forza degli elementi che con il familiare contesto urbano

 

 

Arte come magia

 

L’arte resiste oggi ed esiste come ultimo ambito in cui ci si concede di avere a che fare con cose come la magia, in una società a volte così grigia e cementificata. Dobbiamo aprire bene gli occhi e la mente e riuscire a vedere che possiamo già avere tutto attorno a noi, senza dover andare in cima al mondo. La nostra vita accade negli intervalli tra le cose memorabili e sono proprio le cose non memorabili quelle che fanno i dettagli dei nostri giorni, facendoci diventare “sismografi più sensibili”. Si tratta dell’arte di rendere sacre le cose e l’arte fa esattamente questo: sacrifium dal latino significa non a caso “rendere sacro”. Significa prendere quello che vogliamo da un ambiente quotidiano e metterlo altrove facendolo diventare centrale, importante. Lo vediamo benissimo con le canzoni, prendiamo una parola semplicissima in una canzone e la trasformiamo in una creazione pieno di sentimento e significato

 

 

Il centro malessere

 

Non dobbiamo commettere l’errore semplicistico di pensare che lo yoga e la meditazione si associno esclusivamente al benessere ed alla salute. Brondi ci racconta che a volte sembra più un centro malessere che benessere, c’è anche tanto tormento nella ricerca della pace interiore. Non si tratta di un processo che anestetizza ma che, come dicevamo prima, ti fa diventare un “sismografo più sensibile”. Le nostre difficoltà non scompaiono improvvisamente, cambia solo il modo in cui le percepiamo ed in cui le affrontiamo

Io non mi sono avvicinato al mondo dello yoga e della meditazione partendo da un malessere, ma partendo anzi dall’aver vinto una guerra, avendo un attimo smesso con la musica ed iniziando a prendermi cura di me. È importante stare bene per avere lo slancio di affrontare una ricerca ulteriore. Le canzoni mi danno notizie di me che non so ed anche questo libro mi ha dato notizie di me che non sapevo. Sono del parere che l’arte ci trasformi in macchine straordinarie. È come se esercitassimo una sorta di vendetta al contrario: il mondo ci offende e noi in cambio gli diamo le cose più belle che riusciamo a tirar fuori

 

 

Macchine vs persone

 

Nel libro l’autore contrappone la freddezza delle macchine all’intelligenza emotiva. La sensazione è che si tratti di uno strumento innanzitutto destinato a restare, è chiaro che l’intelligenza artificiale accompagnerà il resto delle nostre vite. Il tutto dipende dall’utilizzo che si decide di farne, ed è molto interessante capire come utilizzarla al meglio e non fare finta che non ci sia. Non è solo un’arma spaventosa, sicuramente ha portato e potrà portare numerosi benefici negli ambiti più disparati

 

La gioia dell’essere grati

 

Nella parte finale dell’incontro Vasco Brondi e Silvia Bombino si sono concentrati sul concetto della gratitudine: è un atto politico oggi essere contenti di ciò che si ha perché viviamo nella società dell’insoddisfazione. La gratitudine è un antidoto prezioso, non possiamo e non dobbiamo essere accecati solamente da quello che non c’è e che non abbiamo, ma dobbiamo vedere soprattutto ciò che diamo per scontato. La follia umana è aspettare che le condizioni siano sempre più perfette, sempre più propizie

Mi sembra di essere sveglio quando sono grato perché sto con le cose come sono e non sogno ciò che non possiedo. Fermarsi e dire sono a posto così in questo mondo del volere sempre di più è l’unica cura per poter condurre un’esistenza che possa appagarci in quanto persone umane, capaci di fare sia scelte giuste che scelte sbagliate

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