Durante la terza giornata di Passaggi Festival, è stato ospite a Fano l’ex cronista e giornalista Walter Dondi, testimone oculare del momento che ha rappresentato la svolta decisiva del PCI (Partito Comunista Italiano) e autore del libro “L’ultima Domenica del PCI”, edito da Bibliotheka. Walter Dondi racconta la sua esperienza in prima persona da giornalista della testata “L’Unità”, che riportò lo scoop in diretta per la prima volta, conversando con Cesare Carnaroli, Presidente di Passaggi Festival
Il silenzio prima della svolta
Per la politica italiana, il giorno che rappresentò il cambiamento è stato il 12 novembre 1989. Sono passati appena tre giorni dal crollo del Muro di Berlino, un evento politico di grandi proporzioni e influenza globale che sbriciolò in diretta il blocco sovietico. In Italia, il Partito Comunista Italiano osserva quelle macerie con urgenza. Eppure, come ci racconta l’autore. nelle prime ore di quella mattina, la situazione sembra calma. A Bologna, nella redazione locale de l’Unità – lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci – c’è un solo giornalista di turno. E’ proprio Walter Dondi, un giovane cronista che si aspetta una giornata di ordinaria amministrazione. Non sa ancora che, nel giro di poche ore, si troverà nel posto giusto al momento giusto, diventando il testimone oculare di quello che passerà alla storia come lo “strappo della Bolognina”. Nel suo libro “L’ultima domenica del PCI”, Walter Dondi riavvolge il nastro di quelle ore con la sua diretta testimonianza, offrendo una prospettiva unica, intima e ravvicinata su uno dei momenti più cruciali della Prima Repubblica
La segnalazione e l’arrivo nel quartiere operaio
La svolta della giornata arriva con uno squillo di telefono e una voce di corridoio: una segnalazione avverte Dondi che il segretario nazionale del partito, Achille Occhetto, è arrivato a sorpresa in città. Non si trova in un grande hotel del centro, ma alla periferia di Bologna, nel quartiere operaio della Bolognina. Occhetto è lì per partecipare alla commemorazione della battaglia partigiana di Porta Lame, un evento di rilievo nazionale, davanti a una platea di ex combattenti e veterani. Dondi intuisce che la presenza del leader nazionale in un momento simile non può essere casuale. Prende il taccuino e corre sul posto. Quando arriva, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni di popolo, ma carica di tensione. I militanti storici cercano risposte, vogliono capire cosa ne sarà del loro mondo ora che l’Est Europa sta cambiando radicalmente. Occhetto sale sul podio e pronuncia parole che pesano come macigni: parla della necessità di non rimanere arroccati, di inventare “strade nuove” e di avere il coraggio di guardare avanti per non farsi travolgere dal crollo del comunismo reale
La domanda decisiva e lo scoop di Walter Dondi
È a questo punto che il ruolo del giornalista si fa storia. Finita la commemorazione, Walter Dondi riesce ad avvicinare il segretario. Tra la calca e l’eccitazione del momento, il cronista de l’Unità formula la domanda decisiva, quella che nessun altro ha ancora avuto il coraggio o l’opportunità di porre in modo così diretto: il PCI cambierà nome? La risposta di Achille Occhetto non è una smentita, ma un’apertura clamorosa. Il segretario ammette che, di fronte a un mondo che cambia, tutto deve essere rimesso in discussione, compresa l’identità visiva e nominale del partito. È l’annuncio della Svolta della Bolognina. Quella risposta possibilista si trasforma immediatamente in un vero e proprio scoop giornalistico che fa saltare i telefoni delle agenzie di stampa. Durante la rassegna, è Dondi stesso a raccontare le ragioni di quella risposta rivelate in un intervista recente: secondo Occhetto, quella risposta era dovuta alla necessità di non anticipare informazioni che ancora non erano state consolidate e discusse da tutti gli esponenti del partito, ma anche di non negare interamente i cambiamenti già palpabili nell’aria. è così che il tema chiave dell’evento diventa quel “Tutto è possibile” pronunciato dal segretario del partito stesso. Al tempo, il PCI di Togliatti e Berlinguer sta anche valutando di rinunciare alla bandiera con la falce e il martello. La notizia coglie di sorpresa non solo la stampa nazionale e gli avversari politici, ma gran parte dello stesso gruppo dirigente comunista a Roma, ignaro che il segretario avrebbe accelerato in quel modo e in quella sede periferica
Analisi del cambiamento: il libro e i suoi testimoni
Nel volume “L’ultima domenica del PCI“, Walter Dondi non si limita a celebrare il proprio colpo giornalistico, ma espone un analisi di archeologia politica e storica. Il libro analizza l’effetto di quella domenica, che nel giro di due anni porterà allo scioglimento formale del PCI e alla nascita del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Ad arricchire le pagine del saggio ci sono i contributi di grandi firme della cultura e del giornalismo italiano. Troviamo una prefazione di Luca Bottura, che con il suo stile tagliente contestualizza l’eredità di quella stagione, e un testo di Michele Serra, all’epoca tra le penne satiriche e politiche più brillanti proprio de l’Unità, capace di restituire lo smarrimento emotivo e culturale di un intero popolo di sinistra che, da un giorno all’altro, si scopriva orfano del proprio nome
Il fattore umano: l’intervista ad Achille Occhetto
Verso la fine della rassegna, l’autore ci parla del vero fulcro della seconda parte del libro, rappresentato da una lunga e recente intervista che Dondi ha strappato allo stesso Occhetto. A distanza di decenni, l’ex segretario ripercorre a mente fredda le ragioni intime, politiche e ideologiche che lo spinsero a compiere quel passo così drammatico Occhetto confessa il peso di quella solitudine decisionale, spiegando come la svolta non fosse un tradimento della storia del PCI, bensì l’unico modo per salvare la tradizione della sinistra italiana dal collasso imminente del mondo sovietico. Nelle parole dell’ex leader emerge la consapevolezza di quei giorni: bisognava cambiare tutto per salvare l’essenziale, liberando la sinistra italiana dal peso di caratteri radicali che la storia stava condannando, per indirizzarla verso un approccio di stampo moderno. L’autore specifica anche che per chi volesse approfondire la viva voce dei protagonisti, l’evento di presentazione intitolato “THE LAST SUNDAY OF THE PCI” testimonia un dibattito ravvicinato tra l’autore, Achille Occhetto e vari ospiti dell’area politica e culturale italiana.
Il saggio di Dondi ha il grande merito di ricordarci che la politica è fatta di grandi correnti ideologiche, ma anche di radicali cambiamenti come quello illustrato nel libro. Quella del 12 novembre 1989 fu davvero “l’ultima domenica” di una visione politica che non sarebbe più tornata, l’inizio di una transizione lunga e complessa le cui conseguenze si avvertono ancora oggi nella geografia politica dell’Italia contemporanea.
