Alan-Turing

Il 23 giugno del 1912 nasceva a Londra il matematico Alan Mathison Turing, uno dei più grandi scienziati del ventesimo secolo. Mente brillante e curiosa, viene ricordato principalmente per la decriptazione del codice Enigma, utilizzato dai tedeschi per inviare messaggi criptati durante la seconda guerra mondiale. Inoltre ebbe delle idee pionieristiche riguardanti l’intelligenza artificiale e la possibilità che le macchine equiparino il pensiero umano, fino a prendere il nostro posto. Questo aspetto è tuttora discusso.

La sua vita, seppure breve, fu contrassegnata da genio e sofferenza. A causa della sua omosessualità venne condannato per oscenità e questo lo portò a togliersi la vita a 41 anni, il 7 giugno 1954.

Uno studente dai pessimi voti

Alan Turing nacque a Londra il 23 giugno 1912, da genitori entrambi impiegati in India per il governo reale inglese. Da piccolo fu un bambino solitario, con pagelle pessime e alle medie venne considerato l’ultimo della classe. Alle superiori la madre ricevette una lettera del preside, che descriveva Alan come un ragazzo problematico. In realtà mostrò fin da piccolo uno spiccato interesse per la matematica e la scienza. Interesse che condivideva con il compagno di classe Christopher Morcom. I due si scambiarono preziosi pensieri riguardanti la scienza e Alan ne rimase affascinato. Quando Christopher morì di tubercolosi bovina nel 1930, Alan si chiuse in se stesso e divenne ossessionato dall’indagare diversi ambiti del sapere che potesse aiutarlo a trovare una risposta sulla fine del suo amato Christopher: biologia, filosofia, metafisica e persino logica matematica e meccanica quantistica.

L’anno dopo, nel 1931, ricevette una borsa di studio al King’s College di Londra dove approfondì la meccanica quantistica e la teoria della probabilità assieme a Ludwig Wittgenstein, logico austriaco. Anche al college passò come un tipo bizzarro, amante degli sport e quindi in controtendenza con i suoi coetanei ben più ligi al dovere e che vedevano lo sport come distrazione. Questi aspetti così peculiari della sua vita si possono trovare nella biografia di Andrew Hodges dal titolo Alan Turing: storia di un Enigma (Bollati Boringhieri, 2014).

I numerosi interessi di Alan Turing

Sara Turing ha realizzato un libro nel 2012 per il centenario della nascita di Alan Turing, che è poi stato pubblicato in italiano nel 2019 con il titolo Alan Turing. Un ritratto privato (Franco Angeli). Il libro contiene una nuova prefazione del matematico Martin Davis, un memoriale inedito del fratello maggiore di Turing e una serie di testi che documentano la vastità degli interessi del grande matematico inglese. Oltre all’intelligenza artificiale e al prototipo di primi computer, Alan Turing negli ultimi anni di vita si dedicò alla morfogenesi. Ad esempio si mise a studiare come nascevano le macchie sulla cute dei leopardi, ovvero come un’informazione lineare quale il DNA potesse produrre organismi tridimensionali con le varie caratteristiche.

La decriptazione di Enigma

Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi erano abituati ad utilizzare Enigma, una macchina che criptava i loro messaggi. Così in Inghilterra, precisamente a Bletchey Park vi era la località top secret di criptoanalisi, in cui si tentava di decifrare il codice. Decifrarlo significava avere accesso alle future mosse del nemico. Alan Turing prese parte a questo team di numerosi esperti, che collaboravano per decifrare un codice difficilissimo. Egli fu un ingranaggio fondamentale nella decrittazione di Enigma, che permise di ribaltare le sorti del conflitto. Il lavoro di squadra è visibile, seppur in stile molto hollywoodiano, nel film The Imitation Game di Morten Tyldum. Un esemplare di Enigma è stato esposto al Museo degli strumenti per il calcolo di Pisa, un dispositivo “semplice, geniale e straordinariamente complesso”.

L’interesse verso l’intelligenza artificiale

Per chi ama le graphic novel, la ricercatrice in fisica Francesca Riccioni e il fumettista Tuono Pettinato hanno realizzato Enigma. La strana vita di Alan Turing (Rizzoli, Lizard).
Quello che volevamo trasmettere era il fatto che lo scienziato non crea dal nulla, il suo ragionamento è legato a una condizione di vita. Turing aveva perso da giovane l’amore della sua vita e aveva un rapporto conflittuale con i suoi simili, come per dire ‘mi capisce più una macchina che gli esseri umani”.

Il suo interesse si orientò verso le potenzialità delle macchine logiche e i loro limiti, anticipando i futuri computer. Nel libro di Cappuccio M.L. L’eredità di Alan Turing. 50 anni di intelligenza artificiale (Alboversorio, 2005) si spiega come “elaborò la formulazione definitiva della teoria della computabilità e partecipò alla costruzione dei primi calcolatori automatici, divenendo il padre della computer science nonché il primo teorico e il più entusiasta sostenitore del programma di ricerca sull’intelligenza artificiale”. Fece anche la previsione che entro cinquant’anni le macchine sarebbero state in grado di sostituire gli uomini nella maggior parte delle attività intellettuali. A mezzo secolo dalla sua morte ci si interroga ancora su questa profezia.

The Imitation Game

Il letterato americano David Leavitt ha intitolato il suo libro L’uomo che sapeva troppo. Alan Turing e l’invenzione del computer (Codice, 2007). In effetti Alan Turing sapeva davvero tanto, soprattutto in ambito di macchine logiche e di limiti e possibilità di quest’ultime. Divenne famoso il suo esperimento “The Imitation Game” di cui parla nell’articolo del 1950 “Computing machinery and intelligence pubblicato sulla rivista Mind e che venne poi  chiamato “il test di Turing”. Questo test è diventato il punto di partenza per tutte le successive teorie sulle macchine pensanti, anticipando quindi l’era della computer science.

L’esperimento era finalizzato a stabilire se una macchina potesse pensare o meno. Prese tre stanze contigue, nella prima si posiziona un uomo, nella terza una donna e al centro una persona attraverso la quale le altre due comunicano. I soggetti non possono vedersi. La persona nella stanza al centro deve capire, solo in base a ciò che gli altri due riferiscono per iscritto, chi è l’uomo e chi è la donna. L’uomo ha però il comando di far credere di essere una donna. Dopodiché, l’uomo viene sostituito da una macchina e si osserva quante volte la macchina riesce a portare avanti lo stesso compito: fingere di essere una donna. Se riesce a farlo tante volte quanto l’uomo, allora è vincitrice del gioco dell’imitazione ed è quindi intelligente. Il fatto che sia intelligente significa che sa imitare l’uomo, ma non significa che sia infallibile: “Se una macchina dev’essere infallibile, non potrà essere anche intelligente.”

Un genio umiliato

Il matematico Piergiorgio Odifreddi ha scritto il libro Un matematico eclettico e stravagante. Conferenza su Alan Turing (Casagrande, 2012).
Turing è entrato come una meteora nella storia della scienza nel 1936. E non c’è bisogno di essere matematici per capire che se era nato, nel 1912, nel 1936 aveva ventiquattro, anni. Ebbene, a ventiquattro anni Turing ha scritto una tesi, noi diremmo una tesi di laurea, che ha rivoluzionato il nostro mondo…“.

Inutile ribadire quanto Alan Turing fosse un genio, le cui scoperte hanno cambiato il mondo.  Egli ipotizzò la possibilità di far fare al computer le stesse cose degli uomini: giocare a scacchi, comporre musica. Nonostante l’enorme contributo che diede allo stato inglese nel decifrare Enigma, egli non fu mai rispettato e protetto. Anzi, fu un uomo solitario, insicuro ed etichettato come soggetto pericoloso per lo stesso Stato.
Fu poi accusato di omosessualità ed arrestato per atti osceni con un altro uomo e persino condannato alla castrazione chimica. Una vera e propria serie di umiliazioni.

Una mela al cianuro: il sospetto di suicidio

L’astio ricevuto da parte del governo e dell’opinione pubblica, lo portò a togliersi la vita una mattina di giugno del 1954: il 7 giugno. Il corpo venne ritrovato vicino ad una mela morsicchiata e piena di cianuro. Eppure l’episodio è avvenuto in circostanze misteriose e poco chiare. La sofferenza di cui fu piena la vita di questo uomo venne in qualche modo alleggerita quando nel 2013 la Regina Elisabetta gli concesse l’assoluzione. Lo scrittore svedese David Lagercrantz ripercorre, con lo stile di un romanzo giallo, la morte di Alan Turing nel libro La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (Marsilio).  Il racconto, seppur romanzato, porta in seme la domanda se si sia trattato di un suicidio o di un omicidio.

Un mattino di giugno del 1954, in piena Guerra fredda, Alan Turing viene trovato morto nel letto di casa, nell’assonnata cittadina inglese di Wilmslow. Accanto al corpo, una mela morsicata a metà porta evidenti tracce di cianuro. Gli accertamenti su quello che per tutti è un caso di suicidio sono affidati al giovane ispettore Leonard Corell, un uomo dall’apparenza mite che un tempo coltivava sogni di scienziato, e che molto presto viene assalito dai dubbi. […].”


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