Eugenio in Via Di Gioia Passaggi Festival 2026

 

La rassegna al Pincio “Fuori Passaggi Music & Social” della 14esima edizione di Passaggi Festival si chiude con gli Eugenio In Via Di Gioia. Il gruppo, che ha cinque dischi all’attivo e ha vinto il Premio della Critica Mia Martini all’interno delle nuove proposte a Sanremo 2020, presenta il suo primo libro “Storia di una band che non si è ancora sciolta”, edito da Rizzoli, e conversa con Carolina Iacucci, docente e critica letteraria.

 

 

Una band con diverse visioni

 

Il libro scritto dalla band, il cui nome è nato dall’accostamento dei nomi e cognomi dei tre componenti (mentre il quarto ha avuto il suo spazio nel titolo del primo album), narra molte storie vissute dai componenti, secondo una plurale rispondenza. Riguardo la struttura del libro, ognuno ha scritto due capitoli giustapposti, ai quali si somma quello finale sul futuro: in totale sono nove. Molti episodi vengono proposti da punti di vista diversi dei narratori, a sottolineare la pluralità di visioni all’interno della band. Infatti le identità di Eugenio, Emanuele, Paolo e Lorenzo sono molto separate e differenti tra loro.

 

Le esperienze personali al centro del libro

 

La band è nata da quasi 14 anni, l’interesse a scrivere un libro è sempre stato vivo ma nessuno aveva un’idea sulla struttura. Ognuno si appuntava quello che intendeva raccontare, poi scrivevano cose specifiche sui diversi argomenti, mentre sugli stessi temi si incrociavano i punti di vista dei caratteri diversi. Si è rivelato facile comporre una lettura lineare. La band non si è sciolta e soprattutto si vuole bene, e nel mondo di oggi non è scontato trovare questo tipo di rapporto nei complessi musicali di successo.

 

La sconfitta non è un fallimento

 

La cosa più bella di essere una band è il fatto di raccontare di esserlo. Il loro non è un equilibrio stabile ma dinamico, come può accadere in qualsiasi rapporto di amicizia. La delusione derivata dall’eliminazione nelle competizioni si è tramutata in una forte spinta, soprattutto grazie ai diversi attestati di stima ricevuti da cantanti come Adriano Celentano e Giuliano Sangiorgi. Il fallimento non è da assolutizzare: non hanno mai vinto i concorsi. Spesso si perde, è rara la vittoria, soprattutto nelle sfide tra quelli che praticano musica emergente da tutta Italia.

 

Non esistono concetti “assoluti”

 

Gli Eugenio In Via DI Gioia non si sono abbattuti dopo la sconfitta a Sanremo, dopo essere annunciati da molti come potenziali vincitori; li aveva superati Tecla, al tempo una cantante che ora fa l’attrice, e una loro fan, poi arrivata seconda nelle Nuove Proposte dietro a Leo Gassmann. Celentano non si espone spesso: dopo le sue parole, la band ha avuto la forza per restare e suonare dappertutto. Spesso non si vede quello che succede fuori le competizioni. La sconfitta ha permesso loro di suonare e cantare in libertà fuori dall’Ariston in quelle giornate, per poi ritornare per ritirare il premio sul palco. La sconfitta è quindi relativa, non esiste una verità assoluta sui concetti di vittoria e sconfitta.

 

Il rapporto con l’altrove

 

La band si è formata a Torino ma ogni componente ha una sua provenienza. E qui emerge il tema della provincia, definita “un abbraccio molto caldo ma anche stretto e soffocante”. Il rapporto con l’altrove è spesso il centro della loro poetica: è un sogno, su ispirazione da Fellini; è un io che non è stato ancora esplorato, sono altre persone e altri luoghi, spunti da cui trovare ispirazione e verso i quali andare, è uno stimolo e un interesse.

 

Compresenza necessaria dell’io “adulto” e “bambino”

 

I capitoli si possono leggere anche in modo separato ma il filo rosso che li unisce è la riflessione sulla crescita e sul diventare adulti, in un passaggio che parte dall’adolescenza e conduce alla piena maturità. La maturità non è un approdo, non è una conquista, ma un processo; questo passaggio non viene sacralizzato. Deve restare vivo però il gioco dell’infanzia e dell’adolescenza. Per alcuni aspetti, si può dire che è una forzatura diventare adulti, mentre è fondamentale per altri. Il bambino è la massima espressione della vitalità per la band. Secondo loro, è una sfaccettatura dell’io il diventare adulto. L’io bambino si stupisce del mondo, gioca, si meraviglia, se viene a mancare, rimangono solo gli aspetti razionali della vita. C’è bisogno delle emozioni ma solo insieme alle regole, date dall’adulto razionale.

 

Differenze tra artisti indipendenti e case discografiche

 

Che cosa significa essere artisti indipendenti? Le case discografiche pagano la registrazione e la promozione dei dischi, e favoriscono la loro distribuzione; in più sostengono i progetti dentro le scatole chiuse. Sono una sorta di banca: non si affezionano al pubblico ma vogliono solo vedere se i risultati arrivano subito dal punto di vista economico. Gli artisti indipendenti, invece, hanno il coraggio di scommettere su un progetto nuovo e innovativo, secondo la logica del lavoro artigianale, e non industriale. Anche l’etichetta indipendente deve stare sotto a certe direttive commerciali.

 

Canzone, poesia musicale e leggera

 

Sono le persone che fanno la differenza in questo mondo. Ormai esiste l’obbligo di scrivere e suonare in poco tempo. Si può essere liberi dalle dinamiche del mercato in questo mestiere? In parte sì. La poesia non muore. La canzone è una poesia musicata. La band ritiene che è necessario dare spazio anche al fascino della decadenza.. A Torino si deve scoprire la città oltre il centro, e quindi la periferia, i quartieri più nascosti ma pieni di vita vera. Da evidenziare anche il senso della misura che è incarnato in loro: la loro scrittura è proporzionata e sobria e la sostenibilità è di solito il tema della loro poetica centrale. Senza misura non c’è cura per riflettere e presentare la bellezza delle proprie canzoni. La ricaduta concreta è importante: bisogna dare vita alle idee.

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