Alessandro Chetta Passaggi Festival

 

Per la rassegna “Buongiorno Passaggi. Libri a colazione”, Alessandro Chetta, presenta “Woke. I nuovi bigotti”, edito da Aras Edizioni. Conversano con l’autore l’editrice Federica Savini e Carolina Iacucci, docente e critica letteraria.

Il “woke” come religione laica

Nel libro, l’autore assimila l’ideologia “woke” ad una forma di religione laica, i cui predicatori sono coloro che vi aderiscono in maniera più radicale e intransigente; in una certa misura, la loro influenza sulle masse sostituisce, nella nostra società odierna laica, quella che per secoli ha avuto il clero secolare.

“Woke”: non solo politicamente corretto

Il termine “woke“, che ha preso piede nel dibattito politico italiano solo negli ultimi mesi, è in realtà radicato da decenni nella cultura statunitense. Letteralmente, “woke” significa “sveglio” e dunque “all’erta”, pronto a battersi per i diritti civili e le istanze degli ultimi. Spesso, si tende a tradurre questa parola, figlia della grande plasticità della lingua inglese, con la locuzione “politicamente corretto”, tuttavia, questa definizione è riduttiva, in quanto non permette di comprendere appieno le diverse sfumature che il fenomeno del “woke” può assumere, ma soprattutto non rende giustizia alla grande importanza che esso ha assunto nella società americana.

Il rischio di radicalizzazioni

Negli USA, il “woke” è estremamente legato alle guerre culturali e ai conflitti sociali, tipicamente radicati nella storia del Paese. Basti pensare alle ultime elezioni presidenziali: esse sono state pilotate dall’influenza dell’ideologia “woke”, nella misura in cui alcune sue estremizzazioni hanno spaventato l’elettorato più moderato, spingendolo a sposare la causa del secondo mandato di Trump. In effetti, negli ultimi mesi, sull’esempio del Partito Repubblicano americano, molti esponenti politici da tutto il mondo hanno fatto leva sulle radicalizzazioni più estreme dell’ideologia “woke” per attirare più elettori possibili.

La dogmatizzazione del pensiero “woke”

Alla luce di queste considerazioni, risulta dunque necessario discernere le intenzioni originarie e fondanti del pensiero “woke” dalle sue estremizzazioni. Il mutamento da ideologia a religione laica, secondo Chetta, avviene nel momento in cui si passa dal perseguire un principio di uguaglianza che, sulla carta, può essere condivisibile, al renderlo un dogma indiscutibile e insindacabile. Quando ciò avviene, subentra una forma di fondamentalismo laico, a causa del quale si instaura una sorta di “integralismo del bene”, i cui fautori riescono a colpire le masse e a fomentarle contro chi non accetta l’imposizione dell’ideologia, con lo scopo di ingenerare un senso di colpa.

Il ruolo delle vittime

Inoltre, sottolinea l’autore, è particolarmente interessante analizzare l’importanza del ruolo della vittima tra i sostenitori del “woke”. Una posizione di debolezza, infatti, si traduce spesso in una leva di potere, nella misura in cui attaccare pubblicamente una vittima provoca un profondo senso di colpa, alimentando il meccanismo sopra descritto. Questo tipo di sentimento, in effetti, è propriamente legato alla religione, soprattutto a causa della veemenza con cui spesso viene affermata la morale “woke”, che finisce per sfociare nel moralismo.

 

Oltre gli schieramenti: il “woke” sfida la politica tradizionale

In conclusione, l’autore sottolinea come il “woke” esuli da ogni connotazione politica indiscriminata: seppure sia risaputo che diversi partiti collocati a destra si siano opposti alla sua diffusione, è importante sottolineare che diversi uomini politici e intellettuali di sinistra hanno preso le distanze dalle priorità del movimento “woke”, in nome del malcontento degli elettori che rivendicavano la tradizionale difesa dei diritti dei lavoratori come valore fondante della sinistra. Questo fenomeno è particolarmente evidente negli USA, ma è anche presente nel nostro Paese.

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