Telmo Pievani e Maurizio Casiraghi Passaggi Festival 2026

 

Telmo Pievani e Maurizio Casiraghi sono, rispettivamente, filosofo della scienza specializzato in biologia evolutiva e biologo ora professore ordinario all’Università di Milano-Bicocca. A Passaggi Festival, in occasione della rassegna “Libri in Piazza”, i due autori hanno presentato il loro libro “Uniti per la vita. Storie di simbiosi e cooperazione” (Il Mulino). Conversa con l’autore il Capo redattrice sezione Cultura dell’Agenzia Ansa Elisabetta Stefanelli.

 

 

Nascita di un libro scritto “a quattro mani”

 

I due autori dichiarano di essere stati colleghi durante l’università a Milano e l’interesse per la simbiosi tra esseri viventi, tema centrale del saggio, nasce dalle domande filosofiche-teoriche di Pievani e dalle risposte scientifiche e laboratoriali di Casiraghi. Quest’ultimo, peraltro, precisa che il libro è stato scritto “a quattro mani”, senza alcuna suddivisione individuale dei capitoli.

 

 

La simbiosi come cooperazione sociale tra esseri viventi

 

A prescindere dalle tipologie di simbiosi studiate dalla biologia, uno studioso di questa materia sa che le varie classificazioni manualistiche non sono realmente rappresentative della realtà: molte simbiosi non sono affatto dannose e parassitarie in senso negativo ma si possono rivelare anche utili, se non, in alcuni casi, propriamente essenziali alla vita. Secondo Pievani, infatti, l’evoluzione non è solo la sopravvivenza del più forte (frase che non sarebbe mai stata detta da Charles Darwin) ma anche cooperazione sociale. Un biologo e zoologo russo vissuto a cavallo del XIX e XX secolo, Pëtr Alekseevič Kropotkin, nel 1902 teorizzò che negli ambienti più inospitali alla vita come la steppa siberiana, ove egli aveva svolto alcuni studi, non prevale affatto l’essere vivente più forte si potrebbe evincere dalla teoria evolutiva di Darwin ma quello che meglio si adatta, che meglio coopera con gli altri animali che popolano quello stesso habitat. Un esempio di simbiosi la vive anche l’uomo sin dalla nascita: i microbioti nell’intestino umano (ovvero la flora intestinale), veri e propri esseri viventi all’interno del nostro corpo, contribuiscono a 2-3 kg del nostro peso corporeo e sono essenziali per il corretto funzionamento del nostro intestino. E se non avessimo i microbioti? Potremmo avere conseguenze simili ai risultati di esperimenti condotti su topi alimentati con cibo totalmente senza batteri, i quali in breve tempo hanno mostrato che il loro intestino non si era sviluppato correttamente e che non riuscivano a digerire il cibo che avrebbero trovato autonomamente in natura per sostentarsi. Pertanto, senza simbiosi con i microbioti, a tutti gli effetti, non saremmo adatti alla vita come la conosciamo. A questo aspetto si pone, dunque, una domanda filosofica di non poco conto e aperta a suggerimenti riguardo la sua soluzione: se, come abbiamo detto, la simbiosi teorizza che due specie diverse si uniscano e cooperino radicalmente, si può mettere in dubbio il fatto se possa esistere un individuo unico a sé stante, non dipendente da alcun “sostentamento simbiotico”?

 

 

Evoluzione e perfezione non sono sinonimi

 

I due autori sostengono come l’evoluzione non abbia fine e non abbia quindi un vero e proprio miglioramento. Infatti, non esiste la perfezione nel processo evolutivo ma c’è solo un continuo divenire: se ci fosse perfezione non ci sarebbe evoluzione poiché questa si arresterebbe. Peraltro, sottolineando come l’evoluzione non sia un continuo miglioramento quanto, piuttosto, un incessante mutare, si prenda ad esempio come moltissimi dinosauri fossero dotati di piumaggio, principalmente con funzione termoregolativa tuttavia, ad oggi, esistono numerose specie di uccelli (come i pinguini), discendenti dei dinosauri, che non presentano questa caratteristica. Questo vale con agenti genetici fenotipici (come, appunto, il piumaggio) quanto genotipici e che, pertanto, compongono il nostro DNA e caratterizzano la nostra stessa struttura biologica. È, infine, importante ricordare che l’essere umano non è affatto il risultato perfetto di milioni di anni di evoluzione quanto solo il risultato di continue evoluzioni e non-evoluzioni. Secondo Pievani nulla è “naturale” e quindi “normale” e chi non la fa è “contro natura”, ciò non ha alcun senso: nel DNA umano non c’è un destino o un oracolo che cita come un individuo dovrebbe comportarsi o agire. Specialmente in riferimento alla natura umana, prendendo in prestito un profondo pensiero di Primo Levi in “Se questo è un uomo” (Einaudi), questa ci rende capaci di opere ambivalenti: terrificanti o bellissime, agli estremi.

 

 

Il ruolo della biologa Lynn Margulis

 

Lo studio sulla simbiosi è sempre stato molto marginale in biologia, poiché la maggior parte dei biologi scelse la strada darwiniana della lotta per la sopravvivenza. Si concentrò, invece, sul dilemma della simbiosi Lynn Margulis, una biologa tra le prime al mondo a teorizzare, negli anni ’60, che i mitocondri delle cellule eucariote umane potessero aver fagocitato dei batteri che fossero entrati a far parte di un corpo più grande dando vita ad un processo di endosimbiosi. Negli anni ’80 si scoprì un DNA residuale nei mitocondri e la teoria di Margulis poteva essere considerata inoppugnabile. Ancora oggi questo aspetto non è stato approfonditamente studiato.

 

 

Una Terra più calda, un futuro incerto

 

Gli autori concludono il loro evento a Passaggi Festival con un appello al futuro: tenere più in considerazione la salute della Terra. Secondo Pievani e Casiraghi, infatti, l’essere umano vive in un pianeta che non è fatto a sua misura, l’essere umano è solo un abitante del globo. L’uomo ha reso la Terra più calda e questa si è adattata di conseguenza, portando ad effetti che ancora non abbiamo sperimentato ma che potranno cambiare radicalmente il modo in cui viviamo oggi. La specie umana è sopravvissuta a moltissimo nel corso dei millenni ma il vero problema non è se ci estingueremo o meno in futuro ma quanto saremo disposti a perdere e quali tragedie saremo disposti ad affrontare a causa di ciò che stiamo facendo al pianeta. A soffrire di queste conseguenze saranno, inoltre, le generazioni future che non avranno affatto contribuito a tutto ciò, responsabili di un danno causato da altri.

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