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di Giulia Sortino

 

Durante questo inatteso periodo che ci costringe a casa, il tempo rallenta e, inevitabilmente, tutto porta all’introspezione. Riflettendo sul fatto di ritrovarsi improvvisamente confinati entro i muri della propria casa, da cui tendiamo così spesso a fuggire, mi è tornata in mente un’immagine che sembra cadere a pennello
per la situazione che tutti stiamo vivendo.

Un paio di anni fa, mentre lavoravo come insegnante d’inglese in un centro estivo, una mia collega e cara amica, raccontandomi delle sue straordinarie imprese umanitarie in giro per il mondo, usò l’espressione “when I first came out of my shell” –che in italiano suona qualcosa come: quando sono uscita per la prima volta dalla mia conchiglia, dal mio guscio- per rendere l’idea di quando aveva preso coraggio e aveva iniziato a vivere davvero: essere finalmente chi sentiva di essere, seguendo i propri valori. Entrambi sono temi a me molto cari e rappresentano i fari che guidano il mio percorso e le mie decisioni.

Quindi, trovandomi in questo momento a dover fare i conti con l’essere costretta a rimandare alcuni dei miei progetti, mi è apparsa come in un flash questa somiglianza tra l’idea del guscio e della casa fisica in cui trascorro i miei giorni. Tutti noi quando nasciamo, siamo completamente liberi da ogni preconcetto o forma di condizionamento esterno; ma poi qualcosa cambia e con il passare degli anni iniziamo a costruirci il nostro guscio personale. Quest’ultimo sembra rappresentarci ed essere persino in grado di proteggerci come se fosse una corazza contro i mali del mondo e poi, diciamolo, quanto è confortevole! Impieghiamo anni a cucircelo addosso, rifinendo ogni dettaglio; probabilmente è per questo che ai più risulta così difficile uscirne, dopo tutto l’impegno messo per costruirlo e renderlo così adatto a noi, ci vuole molto coraggio per venire fuori.

Perciò mi sono chiesta, se la maggior parte di noi è così abituata ad andarsene in giro per la vita con la propria conchiglia appresso, perché allora ci risulta così insopportabile l’idea di rimanere dentro le nostre case fisiche per un po’?