Dina Nayeri

Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso l’Iran cambiò completamente volto. Il 16 gennaio 1979, l’ultimo Scià di Persia, Reza Pahlavi, gravemente malato, abbandona il paese. E’ la fine del regime monarchico e l’inizio della teocrazia islamica degli ayatollah che ancora oggi domina il paese.  L’anno successivo, l’Iran islamico entra in guerra con l’Iraq, paese confinante. Sarà un conflitto sanguinoso e lungo e terminerà solo nel 1988, con un bilancio mai definito ufficialmente che andava dal milione al milione e mezzo di morti.

Nel 1987 la piccola Dina Nayeri ha solo otto anni e insieme a sua madre e suo fratello fugge dall’Iran in guerra. Vive per anni in case per rifugiati di tutto il mondo, a Londra come a Roma o Dubai, fino a quando non ottiene l’asilo negli USA, dove vive prima in Oklahoma e poi a Princeton.

Oggi Dina Nayeri è scrittrice, saggista e scrittrice di racconti e  dopo “Rifugo”, arriva in Italia, L’ingrata, (edito da Feltrinelli), romanzo in cui l’autrice, intrecciando la sua storia con quelle di altri rifugiati, racconta cosa significhi essere un immigrato.

Dall’Eneide a L’ingrata: storie di migranti 

L’ingrata presenta una storia raccontata innumerevoli volte, anche dal poeta latino Virgilio nella sua Eneide: è la storia di chi è costretto a lasciare la propria casa e a girare i confini del mondo nella speranza di iniziare una nuova vita in un luogo più sicuro e possibilmente accogliente. Però questa volta a raccontarla è chi ha vissuto veramente tutto ciò. 

Tra le pagine del libro di Dina Nayeri troviamo vicende diverse, ma tutte in grado di arrivare al cuore: una coppia che si innamora al telefono, una donna che cucina i piatti tipici della sua terra per sentirsi a casa, un traduttore che aiuta i nuovi arrivati a comunicare con le autorità.

Partendo dal racconto delle vite quotidiane di immigrati e rifugiati, l’autrice ci offre una chiara e precisa descrizione del lungo viaggio che hanno intraprese delle esperienze che affrontano nella loro nuova casa. 

Cosa vuol dire essere immigrati

Attraverso domande inaspettate e provocatorie l’autrice si confronta con la definizione di “buon immigrato” e con la metafora americana dello “sciame di migranti”. Inoltre, porta all’attenzione del lettore l’inammissibile metodo con cui i governi occidentali privilegiano l’accoglienza di rifugiati che scappano da certi pericoli piuttosto che da altri. 

Dina Nayeri ci vuol far riflettere sulla difficoltà e le ingiustizie che i richiedenti asilo incontrano nel loro viaggio, già pieno di orrori e dolore, nel momento dell’accoglienza. Il suo libro, nato dopo il clamoroso reportage su The Guardian The Ungrateful Refugee e già di successo negli Stati Uniti, affronta il dibattito sull’immigrazione con un tono nuovo e dal punto di vista dei diretti interessati. 

Come essere umani

Il rifugiato, una volta accolto nel suo nuovo Paese, deve rimanere al proprio posto e non dare fastidio.  Deve essere meno capace e avere meno esigenze rispetto al resto della popolazione, deve sapersi accontentare e ringraziare per l’aiuto (non sempre) ricevuto cercando di non diventare un intruso. 

Dina Nayeri ha vissuto tutto ciò, e molto altro, sulla sua pelle e ha deciso di raccontare il rifiuto delle comunità di approdo e la tragedia della perdita di identità che subiscono i migranti.
Con la sua scrittura diretta e cruda vuole porre i propri lettori di fronte a questi problemi e invitarli a riflettere. Come ha scritto il Michigan Quarterly Review, “L’ingrata è un libro di istruzioni su come essere umani.”.


Titolo: L’ingrata
Autore: Dina Nayeri
Editore: Feltrinelli
ISBN: 978-88-07-03385-8
Pagine: 368
Data di uscita: 20 febbraio 2020


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