Nella prima serata tra gli ospiti di Passaggi Festival per la rassegna “Libri in Piazza” c’è anche Mario Giordano, giornalista e conduttore televisivo. L’autore, che conversa con Giulia Pezzolesi, giornalista, presenta il suo ultimo libro “I re di denari. Intrighi, segreti e potere dei signori delle banche. Alle spalle dei risparmiatori“, edito da Rizzoli.

 

 

Seguire la “traccia dei soldi”

 

Rispetto agli altri libri scritti in precedenza, Giordano non ha potuto presentare questo libro nelle trasmissioni in prima serata su Mediaset per via del tema. Le banche sono l’argomento centrale dell’opera. L’attenzione è focalizzata sulle persone che muovono i soldi. Infatti, come diceva Giovanni Falcone,

“per capire e combattere il potere si deve seguire la traccia dei soldi”.

Noi non sappiamo quasi nulla dei signori delle banche, uomini davvero potenti che controllano l’informazione e tutto ciò che riguarda il commercio, i risparmi e la vita quotidiana. Dal denaro dipende la vita di tutte le persone.

Tante vittime, ma nessun colpevole identificato nei processi

 

Sicuramente per comprendere questo tema è importante il racconto di Luigino D’Angelo, che è stato una vittima delle banche, risparmiatore di Banca Etruria, la quale è poi fallita. Centomila euro di D’Angelo sono svaniti nel nulla, lui si è impiccato. Dieci anni dopo nel processo tutti sono stati assolti. Nel libro di Giordano si riporta la sentenza del giudice. All’interno del gruppo la moglie di D’Angelo è stata l’unica a esprimersi con un filo d’umanità. Il processo vede tante vittime, ma il fatto grave è che il giudice non riesce ad identificare un colpevole in ogni singolo processo fallimentare. Tanti soldi sono stati persi, ma nessuno ha mai pagato per i propri sbagli; gli unici ad averci rimesso sono stati i cittadini, in particolare i risparmiatori ed i pensionati.

Le banche guadagnano, ma non aiutano i cittadini

 

“Le banche non fanno più le banche“, questo è il punto. I banchieri famosi e gli imprenditori di copertina vogliono rivelare la verità delle banche, ma a patto di restare anonimi. Parlare della realtà economica nascosta nell’anonimato del commercio bancario fa paura. Le banche, pur potendo contare su ingenti somme di denaro, non concedono più prestiti. Negli ultimi tre anni questi istituti hanno costruito un guadagno puro di ben 121 miliardi di utili (equivalenti a “169 Everest fatti di banconote da 10€”), strozzando i cittadini, alzando gli interessi di tutto e abbassando quelli sui soldi nel conto: si parla così di extra-profitti.

La ricchezza come prodotto dei tassi d’interesse

 

Il denaro messo in piedi dalle banche non serve ad aiutare le famiglie, non si guarda al valore fondamentale del credito, ma i soldi vengono accumulati nei grandi fondi finanziari. Purtroppo non si può parlare del malfunzionamento delle banche, non è un argomento di dibattito. Di per sé il concetto di guadagnare tanto non è sbagliato, in quanto il guadagno è il prodotto di una creazione. Il problema è che la ricchezza delle banche si fonda sul portare all’estremo la capacità economica di restituzione di mutui con tassi di interesse sempre più elevati e sempre più duraturi nel tempo. La speculazione sui tassi d’interesse è il vero carburante degli istituti bancari. Secondo Olivetti e Valletta, i capi delle aziende guadagnano molto di più rispetto ai dipendenti, andando a toccare anche cifre folli.

La necessità di formarsi un’opinione

 

Nella società di oggi sono annullate le radici, si è creato il sistema della finanza soldi per soldi, le persone sono distaccate dal territorio, le famiglie sono distrutte e le persone divengono sempre più manipolabili. Il problema odierno non è trovare la soluzione, ma fare in modo di applicarla. Nelle lunghe e continue battaglie sui costi della politica c’è ancora molto da fare, ma alcuni risultati sono stati ottenuti. Affinché si raggiunga il cambiamento, quanto viene raccontato deve diventare patrimonio di tutti. Scrivere questo genere di libri è un rischio, ma bisogna avere il coraggio di guardare in faccia ai problemi e denunciarli. Pensare con la propria testa e formarsi un’opinione è difficile.

Il fallimento delle banche popolari

 

Nelle banche solide non si rischiano i risparmi, ma è sbagliata la funzione della banca nel sistema. Il rischio è dato dal fatto che i giovani commercianti e imprenditori siano strozzati dalla banca con tassi alti nei mutui. Ora non esiste più l’istituto bancario del territorio, sostituito dagli algoritmi. Le banche popolari non sono salvate neanche dai fondi privati (opposizione dell’Unione Europea in quanto è un aiuto di Stato) e quindi falliscono. Per Giordano, cresciuto in una famiglia di bancari, gli istituti di credito sono il posto della solidità di famiglia. Suo padre faceva crescere i soldi in banca, perché

“allora non esistevano i re di denari”

quando lui era un bambino.

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