Per la Rassegna “Fuori Passaggi Music & Social” ospite al Pincio, nella terza serata della XIV edizione di Passaggi Festival, è Gino Castaldo, giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico. L’autore, che dialoga con Luca Valentini, critico musicale e dj, presenta il libro “La musica è finita. Appunti per una rivoluzione”, edito da HapperCollins.

La musica non è finita

 

Il titolo del libro è in effetti provocatorio: la musica non è finita, è semmai malata e non sta vivendo un buon periodo. Il sottotitolo rappresenta una proiezione verso il futuro, non un boomer nostalgico. Il problema è qualcosa di oggettivo nella scena musicale contemporanea. La riflessione di Castaldo si pone come un atto d’amore. La musica è tutt’altro che finita. Persiste il desiderio che alcune basi che la musica deve possedere non vadano assolutamente perse.

Social e internet: elementi distruttivi

 

Castaldo contesta il nuovo modo di ascoltare la musica. L’avvento di internet e dei social hanno influenzato parecchio le modalità di ascolto e produzione della musica. A quale livello della musica la tecnologia conduce? La risposta la si può dedurre dalla mancanza di un’idea degli artisti che si trovano in cima alle classifiche discografiche recenti; è diventato un sintomo non conoscere questi artisti. Ormai la musica è una bolla che riguarda una fetta del pubblico, non ha più la capacità di essere ecumenica. Oggi non è possibile sapere quali musiche raccontano il nostro tempo. La spaccatura rispetto alla musica concepita come la voce di tutti è piuttosto profonda. La musica odierna ha perso la sua potenza, non è più il riferimento emotivo delle nostre vite e delle nostre sensazioni.

Le tre rivoluzioni

 

Nelle tre rivoluzioni riguardanti la musica (avvento del disco e della radio, avvento del digitale, la musica liquida), accolte fin dall’inizio con euforia, erano già presenti alcuni germi. Ultimamente manca proprio il possesso della musica e dei libri, mancano le collezioni, manca la passione: della musica se ne fa solo uso. Se in passato la musica era esclusivamente formata dai suoni, in seguito c’è stato il passaggio alla musica riprodotta, e infine a quella digitale. Gli anni Ottanta sono stati il periodo dell’avanguardia del mondo digitale e l’emittente televisiva MTV ha cambiato le regole della musica, con in aggiunta anche l’introduzione dei video che accompagnavano la musica.

Musica: l’arte di condivisione per eccellenza

 

La musica nasce come l’arte di condivisione per eccellenza. La musica è collettiva, è un’arte spesso condivisa anche nella pubblicazione. La musica spesso è un qualcosa nato da un gruppo (ne sono esempio i Beatles). La malattia attuale è la perdita dell’aspetto collettivo. Anche la durata della musica è cambiata: non è più a libera scelta come un tempo, ma condizionata da fattori esterni. una volta si usavano gli intro, adesso invece il loro uso è quasi vietato. Un’altra malattia è la socializzazione della musica, con la speranza che Tik Tok accolga i vari brani. Si rende quindi necessaria una rivoluzione, bisogna cambiare le regole e reimparare. Una cosa perduta non è nostalgica, è un fatto oggettivo. L’ascolto è una cosa prioritaria: la musica si deve ascoltare. Oggi ha perso consistenza l’ascolto, si fa fatica a fermarsi e ad ascoltare.

Fondamentali la varietà e la molteplicità

 

Qual è la musica che fa bene? Quella di Mozart porta con sé effetti positivi e benefici. Quella che invece fa male può essere la trap, ma anche in questa c’è comunque qualcosa di salvabile. Il problema è che attualmente tutte le musiche prendono un’unica direzione e così si tagliano la varietà e la molteplicità dei generi musicali. La critica musicale si è indebolita, e soprattutto si sono indeboliti il pensiero critico e la capacità di giudizio. Lo sbaglio deriva dalla mutazione verso un prodotto artistico fatto per i propri fan più che per l’ambizione personale: già il solo pensiero al pubblico di riferimento è molto sbagliato. Un altro fenomeno che distrugge la musica è dato dai social: terribili e intimidatori. In essi vediamo nella sezione commenti messaggi molto spesso simili e in gran quantità.

Lucio Dalla e il legame solido con il futuro

 

Presto uscirà anche un lavoro di Castaldo su Lucio Dalla, non solo un artista geniale ma anche un gran talento nel raccontare le bugie. In particolare è una raccolta di frasi dette da lui, per riconoscere e scoprire alcuni suoi aspetti nuovi. Dalla era molto appassionato dell’avvenire che oggi è un problema enorme; c’è infatti la paura di pensare in un mondo non incoraggiante. Lui ha invece pensato sempre al futuro, indipendentemente dalla distanza: è un esercizio di prospettiva e proiezione, un’ossessione espressa a livello poetico.

Non bisogna affidarsi agli algoritmi

 

In Castaldo trova spazio anche l’interesse per la fantascienza e in particolare per l’intelligenza artificiale e per le leggi della robotica. In questo sistema di algoritmi e oligarchie ciò che ci comanda è la pigrizia: viviamo di scelte decise da qualcuno per noi. L’algoritmo è un male, in quanto facilita le cose ma condiziona la nostra testa, non solo nell’ambito della musica, danneggia in ogni campo del sapere. Siamo tutti intrappolati nelle decisioni di poche persone e da questa nuvola opaca dobbiamo uscire. Servirebbero anche i piccoli gesti di ribellione culturale. Nel libro Castaldo scrive anche cento ragioni per le quali non si può fare a meno della musica, e in queste troviamo le famose quattro note.

La radio, “l’unico mezzo rimasto sempre identico

 

La radio è il mass media preferito da Castaldo. Le radio libere hanno compiuto 50 anni. La prima radio in cui ha lavorato è stata “Radio Città Futura“, mentre ora lavora alla Rai con persone come Ema Stokholma e Giorgia Cardinaletti. Anche la radio è cambiata, ora le radio libere non esistono più, erano un’illusione perché potevano essere il simbolo della democratizzazione, una liberazione. Invece ora dominano i grandi network e si parla di monopolizzazione. Ma la radio rimane sempre fantastica, è

l’unico mezzo che è rimasto sempre identico, come 100 anni fa: un mezzo perfetto e non soggetto alla trasformazione tecnica“.

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