Tonia Mastrobuoni Passaggi Festival 2026

 

Tonia Mastrobuoni è giornalista corrispondente per “la Repubblica” dalla Germania e l’Est Europa, è stata inoltre inviata de “La Stampa” e cronista parlamentare per varie testate. Si occupa di economia e finanza internazionale, diplomazia europea e geopolitica. A Passaggi Festival, la giornalista ha presentato il suo libro “La peste. Indagine sulla destra in Germania” (Feltrinelli) e viene per questo insignita del premio giornalistico “Andrea Barbato”. Conversa con l’autrice il sociologo nonché Presidente del Comitato Scientifico di Passaggi Festival Nando Dalla Chiesa.

 

 

La struttura dell’inchiesta presentata da Mastrobuoni

 

Il libro di Mastrobuoni è un’inchiesta volta a documentare l’espansione dell’estrema destra tedesca ed a indagarne la nascita ed affermazione in Germania. Il saggio, in particolare, si compone di due parti: la descrizione della “peste”, ovvero del neonazismo come ideologia, e l’effetto politico di essa, cioè la diffusione sociale e quindi politica di questo pensiero (ora sfociato nella fondazione del partito AFD, Alternative für Deutschland).

 

 

“La peste si vede quando è troppo tardi”

 

Brecht, poeta incasellato come marxista, caro all’autrice, ha scritto “la peste si vede quando è troppo tardi”. Questo fa comprendere come il pericolo di un ritorno in Germania, se non del nazismo, quantomeno di un estremismo di destra che ne condivide molti valori, non sia così impossibile. I nuovi nazionalsocialisti, in particolare, hanno adottato un’ideologia etnica della Germania, con delle sfumature transfobiche e xenofobe: ci si basa sull’assioma in base al quale la Germania deve tornare ai tedeschi di sangue, agli ariani. L’attuale ideologia neonazista punta ad indottrinare i bambini già da piccolissimi, ci racconta l’autrice, per mezzo di campi estivi ove i bambini imparano ad idolatrare valori coincidenti con quelli della gioventù hitleriana. Molti neonazisti, non a caso, credono di vivere ancora all’interno del Terzo Reich.

 

 

La storia si ripete

 

Questo può sembrare strano poiché siamo abituati a vedere la Germania come una delle democrazie più stabili in Europa: in parlamento non ci sono assenteismi ingiustificati come in Italia e i poteri dello Stato di diritto funzionano perfettamente. Tuttavia, in questa democrazia apparentemente marmorea ed impermeabile a queste dottrine, si è infiltrata questa peste estremista come un morbo e così rischia di porre in pericolo la stabilità di un paese tra i più importanti in Europa e nel mondo. I punti di forza dell’AFD che, come detto, è il partito politico tedesco di estrema destra, si basano su remigrazione, xenofobia e culto della razza tedesca pura. Una strategia fondamentale dell’AFD è quello della comunicazione: in Germania ci sono molti più taboo in riferimento alle razze che in Italia o in Francia, i tedeschi non parlano di sostituzione etnica, ad esempio. La AFD intende normalizzare questi taboo ed i pensieri ad essi legati con l’intento di far cessare il “culto della colpa” per temi come l’olocausto. In questa maniera si giunge ad un’inconcepibile banalizzazione ed umiliazione di esperienze come le testimonianze dei sopravvissuti alla Shoa o il risconoscere di aver causato due guerre mondiali. In questa maniera, usando la lingua come uno strumento politico, errori atroci già commessi in passato possono non essere più riconosciuti come tali e, ipoteticamente, possono condurre a conseguenze già note.

 

 

Il nazismo in Germania

 

L’ideologia nazista è nata in Germania negli anni ’30 del ‘900 anche riprendendo ideali filosofici come quelli del “superuomo” di Nietzsche. La Germania, infatti, tormentata dalla sconfitta della prima guerra mondiale, dalla disoccupazione che flagellava il paese in seguito ad essa e dalla crisi economica del 1929, si è lasciata assuefare da questo uomo ridicolo chiamato Hitler che, con l’ideologia del riarmo e con i “valori” nazionalsocialisti, promise e fece effettivamente ripartire l’economia tedesca. In seguito alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, la Germania è stata sicuramente il paese che più di tutti in Europa ha fatto i conti col suo fascismo. La Spagna di Franco ed il Portogallo di Salazar sono resistiti sino alla metà degli anni ’70, l’Italia si è vista spaccata in due tra partigiani e camice nere, mentre il fascismo in Germania è stato (apparentemente) del tutto eradicato, vietato quasi da un giorno all’altro. La Germania ha, anche in conseguenza a ciò, il merito di essere stata e di essere tutt’oggi, più di molti altri paesi europei, rigorosa nello studio e nel ripudio del nazismo, concetto che viene introdotto sia alle medie che alle superiori nelle scuole tedesche mentre in Italia, invece, il processo è stato ed è più confusionario e, molto spesso, viene a mala pena accennato nei piani didattici delle scuole italiane.

Ad oggi la Germania, ci dice Mastrobuoni, non è un paese umiliato, ha anzi una leadership forte nell’ambito europeo e mondiale ma la situazione, dal punto di vista economico, è più simile all’inizio del secolo scorso di quanto non appaia e potrebbe offrire terreno fertile ad un eventuale presa di potere neonazista: la Germania è infatti un paese con un modello economico che era basato sul gas russo a basso prezzo ed il mercato cinese dell’auto sta soppiantando quello tedesco globalmente.

 

 

L’unificazione della Germania come evento positivo o negativo?

 

Giungendo a guardare all’origine della Germania unita per come la conosciamo dal 10 novembre 1989 ad oggi, Dalla Chiesa chiede all’autrice se l’unificazione della Germania sia stato un evento positivo o meno per quel paese. Mastrobuoni risponde ricordando come alcuni politici italiani, al tempo della caduta del muro di Berlino nel novembre 1989, erano contrari all’unificazione tedesca, Andreotti, ad esempio, qualche anno prima della caduta del muro, nel 1986, disse:

“Amo talmente tanto la Germania che preferisco averne due”.

La Germania unificata, infatti, faceva paura a tanti, al tempo. Il timore era quello di permettere indirettamente al quel paese di poter ripercorrere gli stessi errori che avevano già portato a due guerre globali. Nell’est della Germania, nella ex DDR (la parte che era rimasta sotto il controllo dell’Unione Sovietica comunista), non si notano particolari differenze strutturali con l’ovest del paese, la ex BRD (la parte “libera” che era sotto il controllo occidentale), tuttavia qualcosa, in questo processo di unificazione, è andato non come previsto. L’unificazione, da parte dell’est, è stata sentita come un’annessione, come una vera e propria sconfitta ed umiliazione del loro modello di economia e di vita. Era, infatti, la DDR un frammento di paese con le sue fabbriche, con il suo orgoglio popolare e la cui identità sociale risultava cancellata dall’unificazione. È stata, a tutti gli effetti, una ferita mai rimarginata quella dell’unificazione.

 

 

In conclusione, partiti politici estremisti, che siano di destra o di sinistra poco importa, rischiano di minare l’equilibrio socio-culturale facendo leva su argomenti sensibili quali il mercato e l’immigrazione illegale. Come morbi silenziosi la diffidenza, il razzismo e la sfiducia verso il prossimo non possono far altro che alimentare un ciclo d’odio potenzialmente letale. Occorre prevenire il contagio prima che sia troppo tardi, come diceva Brecht quasi un secolo fa.

CONDIVIDI!