A concludere la rassegna Fuori Passaggi Music & Social nella settima e ultima giornata della X edizione di Passaggi Festival c’è Nina Zilli, nota cantautrice. L’autrice presenta al Pincio il suo primo romanzo, “L’ultimo di sette”, edito da Rizzoli, intervistata da Giulia Ciarapica, scrittrice e critica letteraria.

Un romanzo americano, cinematografico e con più punti di vista

Il titolo del romanzo è un ossimoro, creato appositamente affinché nessuno capisca niente e tutti si confondano. Nina Zilli si considera un’artigiana musicale, un’artista vera e pura con pregi e difetti. Lei è una cantautrice romantica e il suo romanzo è nato come un film. Il libro è un romanzo americano, non solo per la storia e il contenuto, ma anche per la scrittura, il ritmo e le espressioni. Questa scrittura può essere definita cinematografica. Inoltre non è un romanzo corale all’italiana. Ci sono tanti personaggi e molti punti di vista, collegati o scollegati. Le coincidenze sono assai presenti. Le esistenze delle persone sono segnate da ciò che non ha un vero peso all’interno delle loro vite. Si può parlare di una storia “senza filtri”, raccontata attraverso i pensieri. Si nota nel romanzo anche una costante immaginazione su cosa potrà accadere nel futuro.

La libertà di espressione sotto tutti gli aspetti

Un romanzo concede una libertà infinita, che si può esprimere in vari aspetti. Molti concetti sono espressi con libertà e, che siano giusti o sbagliati, l’importante è che piacciano in quel determinato modo a chi li esprime. Una funzione essenziale, secondo Nina, la svolge il dormiveglia risolutivo: mentre noi ci addormentiamo e pensiamo a un problema, il subconscio lo risolve. Nel romanzo il ritmo e la velocità coincidono con la personalità di Nina. “Ciò che sono è una via di mezzo tra ciò che vorrei essere e tra ciò che gli altri vogliono che io sia”: queste sono le parole di Anna, protagonista del romanzo, donna che viaggia tanto e dal grande successo; lei potrebbe essere definita come un “vorrei ma non riesco”. Anna ha la coscienza pulita di non essere rimasta passiva nella vita, ma di averci provato. Non è perfetta, è colpita anche dal male, dal risentimento, dal nervosismo e dalla follia, ma questo è naturale perché lei è un essere umano come tutti. Anna è attratta dalla musica e dal caos.

Relazioni brevi, ma intense e piene di significato

Il dualismo è un tema importante per questo romanzo. I tradimenti sono presenti dappertutto, non solo nei rapporti: il tutto è una zona grigia, all’interno della quale si distinguono una parte bianca e una parte nera. Dentro di noi c’è sempre qualcosa di sleale, e abbiamo sempre una parte di colpa nella nostra vita. Anna è al centro di tutto e l’azione inizia con lei ed è tenuta su da lei. Marco, che ha avuto dodici anni di relazione con Anna, costruisce la sua vita su questo legame, ma dopo un lunghissimo periodo arriva la separazione. Anna, invece, decide di concedersi solo una notte con Raffaello, ma è una bella notte, in mezzo al buio del mare, per un amore che si rivela indicibile; è una notte che porta scompiglio nelle loro vite, e infatti è impossibile per loro smettere di pensarsi a vicenda, ricercandosi in una città con molte persone dai caratteri diversi.

Le coincidenze e il caos alla base della vita e della ricerca della felicità

Il romanzo si fonda sulle coincidenze e sui rapporti brevi. Le relazioni lunghe spesso sono noiose, soprattutto se mancano i segni di vita. L’abitudine, la precisione e la dipendenza si rivelano delle vere e proprie bombe atomiche autodistruttive. La ricerca della felicità è dura e impegnativa, ma al tempo stesso è bella, semplice e anche caotica. La vita è fatta di cerchi che si aprono e di occasioni che arrivano. La vita non è una lunga linea continua, è fatta di salite e di discese. La libertà ci permette di arrivare al settimo cielo, ma anche di cadere direttamente nel baratro e di toccare il fondo, dal quale dobbiamo immediatamente rialzarci. Bisogna mordere la vita già a partire da quindici anni, l’età in cui Nina Zilli si riconosceva nel genere punk, la musica che l’ha sempre rispecchiata di più. Prima di essere credibili al pubblico, è necessario, secondo lei, essere credibili a se stessi e ai musicisti. La musica è condivisione con se stessi e con gli altri.

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