Igor Sibaldi Passaggi Festival

 

Igor Sibaldi è studioso di teologia, filologia, filosofia e storia delle religioni ed è autore di opere sulle sacre scritture oltre che di narrativa e teatro. Ha tradotto numerose opere di letteratura russa, in particolare romanzi e racconti di Tolstoj e di Dostoevskij. A Passaggi Festival, in occasione della rassegna “Passaggi di Benessere (Mente Anima Corpo)“, Sibaldi ha presentato il suo saggio “Come non essere stupidi. Esercizi di anticonformismo” (Mondadori). Conversa con l’autore l’opinionista televisiva e giornalista per “LaNotiziaSara Manfuso.

In occasione della stessa conversazione Igor Sibaldi viene insignito del “Premio Passaggi 2025” di cui si dirà più approfonditamente nel corso dell’articolo.

 

Essere stupidi come “restare fermi”

Igor Sibaldi comincia l’intervista concentrandosi sulla definizione della parola che caratterizza l’opera che presenta a Passaggi Festival. Il contrario di “stupido” non è “intelligente” ma “libero”. Dal latino stupidus (stupiditas, come sostantivo) è “stare fermi; una persona che potrebbe andare avanti ma si ferma”. Oggi ci possiamo considerare fermi, “fermati mentalmente”, in numerose direzioni: comunicazione (“guerra” è una parola convenzionale che giustifica, come fosse un gioco, cattiveria, distruzione, morte che vengono nascoste dietro questo vocabolo che non si osa approfondire), autodifesa (costituita da paure che bloccano l’animo della persona e lo rendono sterile), orientamento (intimorimento mentale che spinge alla ricerca di un leader forte e carismatico). Al contrario, invece, il bambino non può essere stupido poiché, per definizione, cresce e questo procedimento non può fermarsi, non può essere bloccato. La fantasia infantile è infinita e l’apertura mentale dello stesso è estrema.

 

Un ampio vocabolario attivo come rimedio contro la stupiditas

Quello che ci ritroviamo a vivere è un periodo di conformismo ed in epoche come queste c’è parità tra ciò che è permesso pensare e ciò che la stragrande maggioranza crede di pensare e vuole sentirsi dire, in questo libro Sibaldi tenta di insegnare come essere un po’ meno, allo stesso tempo, conformisti e stupidi. L’autore, in particolare, mette in luce la rilevanza del linguaggio: come si può oggi, con uno smarrimento della capacità critica sempre più accentuato, riaccendere negli animi delle persone la volontà di superare la superficialità di ciò che ci circonda? Per Sibaldi la soluzione è un “vocabolario attivo”. Vale a dire l’utilizzo di una parola che una persona usa senza sforzare la memoria. Albero, bottiglia, sedia sono vocaboli consueti che ricorrono quotidianamente nell’utilizzo della parola. Altri termini, come “desistere”, “assioma” o “esistenziale” risultano invece richiedere un lavoro più importante della mente che deve adoperarsi per richiamare alla memoria concetti non immediati. Stupido è chi questi concetti non li vuole comprendere, si allontana da essi fermandosi alla sua basilare conoscenza. Per questa ragione, secondo l’autore, è meglio sentirsi unici, non stupidi, poiché quando due unici si incontrano è una festa, quando ci si incontra tra stupidi invece è normale. Non si coglierebbe quel “luccichio” negli occhi dello stupido, troppo concentrato a rimanere saldo all’interno della statica fortezza conoscitiva che già possiede.

 

Premio Passaggi Festival 2025

Al termine dell’intervista, il direttore di Passaggi Festival Giovanni Belfiori, conferisce il “Premio Passaggi Festival 2025” all’autore Igor Sibaldi, “Per il suo pensiero filosofico che esorta a tracciare le linee del pensiero critico. Per la conoscenza delle cose che sottendono all’apparire, per ispirare desiderio di conoscenza nelle vecchie e nuove generazioni. Per la preziosa attività di traduttore e critico letterario che hanno permesso la conoscenza in Italia della magnifica letteratura russa”. Sibaldi accetta il premio commentando scherzosamente “Ogni volta che scrivo penso questa sia la volta buona che mi arrestino ed invece mi premiano”. L’incontro si conclude con una splendida Piazza Marcolini che applaude l’autore, in una serena e calda giornata di fine giugno.

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